Mattia Trombetta: il prodiere del demonio

Ho sempre amato il canottaggio, perché è una metafora della nostra esistenza. Nel breve lasso di tempo che è la tua carriera sportiva, l’arte del remo concentra e ti fa vivere in modo amplificato le difficoltà che poi dovrai affrontare nella vita di tutti i giorni. A me è successo così.

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Mario Palmisano (capovoga) e Mattia Trombetta (prodiere)

Nel 2004, sulle acque spagnole di Banyoles, insieme a Mario Palmisano e al timoniere Luigi Longobardi, sono diventato campione del mondo in Due Con. Il mio nome è Mattia Trombetta e sono un canottiere italiano. Non ho mai creduto all’esistenza del demonio, fino al giorno in cui sono diventato il suo prodiere. Questa è la mia storia.

Il due con del demonio: Mattia Trombetta

Nella primavera del 2004, anno delle Olimpiadi di Atene, fui tagliato dalla squadra olimpica. E dopo la terza tappa di Coppa del Mondo a Lucerna, nella mia situazione si ritrovarono anche Mario Palmisano, Lorenzo Carboncini, Valerio Massimo, Edoardo Verzotti e Stefano Introzzi. Tutti “dirottati” al mondiale delle specialità non olimpiche. Com’è facile intuire, l’umore non era dei migliori. Il Dottore (Giuseppe La Mura, ndr) decise di provare un 4+ con Lorenzo, Edoardo, Valerio e Stefano, con Alessandro Speranza al timone, che andò subito molto bene. Io e Mario, invece, ci accomodammo su un 2+, sul quale non eravamo mai stati veloci in passato. Al timone, salì il giovanissimo Luigi Longobardi.

Luigi Longobardi (foto di Mimmo Perna)
Luigi Longobardi (foto di Mimmo Perna)

In barca e fuori, non parlavamo quasi mai di canottaggio. Tra di noi, c’era una sorta di tacito accordo nel dimostrare che non eravamo così scarsi. Mario sfogava la sua rabbia in barca. La forza fisica non gli è mai mancata. Ma in quel periodo tirava come un cavallo imbizzarrito. Era decisamente “indiavolato”. Visto che in quel periodo ascoltavo parecchio i Rolling Stones e uno dei soprannomi di Keith Richards era il “chitarrista del demonio”, mi venne naturale battezzare la nostra barca come “Il due con del demonio”.

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A pagare le conseguenze “dell’esuberanza” di Palmisano era il povero Longobardi, che veniva quasi sempre “cazziato”. Essendo più grande di Mario, mi sentivo in dovere di mediare tra i due. E mentre lui si comportava da sbirro cattivo, io interpretavo quello buono. Dopotutto, Luigi era solo un ragazzino che si era ritrovato suo malgrado sul 2+ del demonio. Eravamo dei reietti, la verità è questa. La delusione poteva distruggere il nostro lavoro oppure cementare il gruppo. E per fortuna successa la seconda cosa. Insieme a Valerio, Stefano, Edoardo e Lorenzo decidemmo di chiamarci gli Intimi+.

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Una sera, prima di partire per Banyoles, lasciammo il raduno per andare a bere qualcosa in un pub di Terni. Dopo svariate ordinazioni, sul nostro tavolo si erano accumulati parecchi sottobicchieri. Così, iniziammo a fare un gioco. Li posizionavamo ai bordi del tavolo e con un colpo li lanciavamo in aria, tentando di prenderli al volo. All’improvviso, Mario diventò serio. Raccolse i sottobicchieri e disse: «Se li prendo al volo al primo colpo, vinciamo l’oro». Non ricordo quanti fossero, ma era una pila impressionante. Man mano che li preparava, sentivo la tensione crescere. Non solo dentro di me, ma anche negli altri ragazzi. Trattenemmo il fiato… e li prese al volo al primo tentativo!

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Al Mondiale, fin dalle batterie c’eravamo accorti di avere la velocità giusta per mettere pressione agli avversari. Il 1° agosto del 2004, giorno della finale, avevamo un appuntamento con il destino. Partimmo in testa e verso i 1250 metri rispondemmo ad un attacco velenoso della Polonia. Respinto l’assalto, riuscimmo a controllare agevolmente nel finale, tagliando per primi il traguardo. Fu come un esorcismo. Dopo la vittoria, il due con del demonio si era dissolto, come la nostra rabbia.

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Sul podio, persino quel duro di Mario si sciolse, facendo addirittura una carezza al suo timoniere. L’anno dopo, con i colori dell’Aniene, facemmo i campionati assoluti a Milano. Gaetano Iannuzzi aveva preso il posto di Luigi. E anche se Mario non era più “indiavolato”, vincemmo. Il due con del demonio non esisteva più.

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