Canottaggio: di padre in figlio

Partiamo da un concetto semplice: ogni uomo può diventare padre. Tuttavia, occorre una persona speciale per essere un papà. Come ha sottolineato lo psicoanalista Massimo Recalcati nel suo saggio Cosa resta del padre, oggi i genitori sono più preoccupati di farsi amare dai loro figli che di educarli. Più ansiosi di proteggerli che di sopportarne i conflitti.

Antonio "Nino" e Matteo Castaldo
Antonio “Nino” e Matteo Castaldo

D’altronde, nessuno nasce “imparato”. E in questo senso, il canottaggio può diventare una risorsa preziosa. Per tutti. Perché grazie all’arte del remo, un padre non trasmette solo una passione, ma indica un modello di condotta, portatore di valori positivi universali.

Canottaggio: di padre in figlio

Sono tanti i papà del canottaggio. Penso a Nino Castaldo, a Giuseppe Abbagnale, a Davide Noseda e alle sue tre figlie canottiere (Sabrina, Diana e Arianna), ad Antonio La Padula o all’amico Francesco Rofi, che una volta mi disse: «Come padre desidero che mio figlio Vittorio faccia canottaggio, perché è uno sport che forma il carattere. Come dico io toglie i “fronzoli ” dalla testa, perché quando uno ha fatto un allenamento di canottaggio, la sera non ha tanta voglia di andare fuori a far tardi».

Jack e John Nunn
Jack e John Nunn

Io sono un padre da pochi mesi, ma sono un figlio da 40 anni, cresciuto alla “vecchia maniera” da un napoletano classe 1949 con le idee chiare e le mani necessariamente pesanti. Un uomo che, pur senza conoscere o aver mai praticato il canottaggio, mi ha fatto capire cosa significasse far parte di un equipaggio, anche se lui l’ha sempre chiamata famiglia. Ogni più piccola conquista me l’ha fatta sudare, facendomi crescere e andare avanti con le spalle rivolte al futuro e gli occhi ben fissi sul passato.

Antonio (a sinistra) e Livio La Padula
Antonio (a sinistra) e Livio La Padula

E’ così che non ci si dimentica chi siamo e da dove veniamo. Proprio come un canottiere, che non ha bisogno di guardare nella direzione della sua prua per sapere dove è diretto. In un certo senso, il canottaggio ha sempre fatto parte del mio percorso educativo. Anche se non lo sapevo. Tuttavia, la parte difficile non è imparare, ma insegnare altrettanto bene le stesse cose a chi arriverà dopo di noi. D’altronde, da piccoli sogniamo di vestirci come un supereroe, ma solo da adulti ci rendiamo conto che gli abiti di nostro padre ci andranno sempre un po’ larghi.

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Ed è un problema, considerando che ancora oggi, nel dubbio, chiedo sempre a lui. Però, prima o poi verrà il giorno in cui qualcuno, nel dubbio, chiederà a me. Ecco perché, alla mia età, ho deciso di proseguire la mia formazione sul carrello di una barca. Umberto Eco ha scritto che ci formiamo su scarti di saggezza, perché diventiamo quello che nostro padre ci insegna nei tempi morti, quando non si preoccupa di educarci. Remando si diventa una squadra, perché ci si allena insieme, si fatica insieme, ci si diverte insieme. E quando insegnerò ai miei figli l’arte del remo, quel tempo non sarà morto, ma pieno di vita.

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