Canottaggio: il battesimo dell’acqua

Secondo lo scrittore Haruki Murakami, ognuno lascia la sua impronta nel luogo cui sente di appartenergli di più. Noi abbiamo scelto di scrivere la nostra storia sulla superficie dell’acqua. E’ in questo elemento che ritroviamo e rinnoviamo noi stessi.

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Noi canottieri siamo nati dalle lacrime e dal sudore. Siamo fatti di acqua salata, come il mare. Sappiamo di venire da lì ed è lì che dobbiamo ritornare. L’acqua è la forza che ci tempra. Al mondo, non esiste un canottiere che non sia mai caduto dalla sua barca. E’ un’iniziazione. Un rito di passaggio. Lo chiamiamo il battesimo dell’acqua.

Il battesimo dell’acqua

Circa un anno fa, è toccato anche a me. Per l’occasione, ho avuto un padrino d’eccezione: Raffaele Mautone. E’ stato lui il primo a farmi salire su un singolo che non fosse una barca-scuola. Avanti e indietro, sempre dallo stesso lato del lago. Per sicurezza. Prima solo braccia. Poi anche la schiena. Ora mezzo carrello. Ad ogni colpo, ripetevo “fin qui tutto bene”.

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Infine, una voce: «Peppì, allungati e vai a tutto carrello!». Ed è in quel preciso istante che impari le due leggi fondamentali di questo sport. 1) La legge della coordinazione degli sforzi: là dove la coordinazione non è necessaria, funziona perfettamente. 2) La legge di Osborn: le variabili non mutano mai, le costanti sì.

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E’ un attimo. L’acqua non oppone resistenza. Non è un muro. Non può fermare la tua caduta. Si limita ad accarezzarti, stringendoti in un freddo abbraccio. Va dove vuole, prende le tue forme. Quando riemergi, hai solo freddo e paura. La tua mente non è mai stata così veloce. Troppo. Dal pontile ti gridano indicazioni, ma non senti nulla. Non ti sei mai sentito così solo.

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Vuoi uscire da lì, ma non sai come. Poi, all’improvviso, ricordi che per l’80 per cento anche tu sei acqua. E lei è paziente. Allora chiudi gli occhi. Respiri. Svuoti la mente. Se non puoi superare un ostacolo, giragli intorno. Come fa l’acqua, che è flessibile e si adatta a ogni situazione. Istintivamente, adesso sai cosa devi fare. Anche se nessuno te lo ha mai spiegato.

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Raddrizzi la barca, spingi indietro il carrello e semplicemente lo fai, come se fosse il gesto più naturale del mondo. Ti tiri su, afferri i remi, poggi il sedere e richiami le gambe. Adesso lo senti, il pontile, che esplode in un’ovazione. Sollevi il braccio, rispondi al saluto e fai l’unica cosa possibile: riprendi a remare come se nulla fosse. Oggi si festeggia, perché è nato un canottiere.

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