Nel canottaggio ci vuole pazienza

La prima cosa che il canottaggio insegna è la pazienza. Seduto sul carrello della sua barca, il canottiere s’intallea, come si dice a Napoli. Ovvero si attarda e si prende tutto il tempo che gli serve per le sue pratiche d’acqua.

canottiere

Ed è meraviglioso, considerando che viviamo in una società incapace di rallentare, dove il concetto di futuro si basa sui sughi pronti, la fibra ottica, dialoghi ridotti a 140 caratteri e una doppia spunta blu.

Ci vuole pazienza nel canottaggio

Tuttavia, la pazienza di un canottiere spesso viene messa a dura prova. Solitamente dall’ignoranza (mancanza di conoscenza) degli altri. Gli esempi sarebbero tanti. Giorni fa, per esempio, mi sono sentito dire: «E’ solo una barca a remi. Quanto potrà essere difficile muoverla?».

barche

Prima di rispondere, mi sono ricordato di una frase di Paulo Coelho: per quanto sia difficile esercitarla, la pazienza è l’unica maniera per affrontare determinati problemi. Così, non gli ho detto che sacrifichiamo le nostre mani, quasi tutti i weekend e almeno dieci ore alla settimana per allenarci. Non gli ho raccontato delle lotte quotidiane contro le debolezze del clima.

remi

Non ho accennato al fatto che il nostro colpo in acqua debba spostare il peso della barca e del suo equipaggio. Lungi da me ricordargli che il canottaggio è uno sport quasi del tutto anaerobico, venti volte più duro di quello aerobico. E, come scritto da ESPN Magazine, che la soglia anaerobica è il punto in cui i muscoli esauriscono le riserve di ossigeno e iniziano a bruciare qualsiasi altra cosa.

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Per quale motivo spiegargli che i grandi atleti fanno una partenza a più di 50 colpi al minuto, sprigionando nella loro palata una forza paragonabile a quella di un sollevatore di pesi che alza 100 kg. E che un canottiere supera la soglia anaerobica solo con quel primo colpo. Peccato che, per arrivare al traguardo, gliene servano altri 225. Ci vuole pazienza. Così, dopo avergli sorriso, ho risposto: «Non c’è niente di facile nel canottaggio. Se lo sembra, è solo perché facciamo bene il nostro lavoro».

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