Canottaggio: uno sport per tutti

Tra le tante qualità che fanno del canottaggio uno degli sport più belli del mondo, ce n’è una che amo più delle altre: l’essere molto popolare. Non stiamo parlando di fama, ma della capacità di non fare distinzioni sociali tra le persone. Sul carrello di una barca siamo tutti uguali.

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Tuttavia, se in Italia gli alfieri del remo sono tutti uguali, nel resto del mondo non è così. Galeotta è stata una pubblicità della Patek Philippe, marca svizzera di orologi di lusso. Così, mi sono chiesto perché in terra elvetica il canottaggio venga considerato uno sport d’élite, al punto da associarlo a un oggetto che può costare anche ventimila euro.

Uno sport per tutti: il canottaggio

E’ una visione anglosassone, quella che vede nel canottaggio uno sport per pochi eletti. Forse perché agli inizi della sua storia, questo sport veniva praticato all’interno dei club più prestigiosi del Paese di Sua Maestà come Oxford, Cambridge o Eton. Inoltre, secondo quando riportato dall’Enciclopedia Treccani: «Il canottaggio inglese ha conservato a lungo la sua matrice dilettantistica, rigidamente definita nella seconda metà dell’Ottocento, in epoca vittoriana. Al tempo l’ARA (Amateur rowing association) nello stabilire le regole conferì lo status di dilettante solo ai gentiluomini.

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Operai, meccanici e artigiani venivano esclusi dalle competizioni solo per il fatto di appartenere a un ceto sociale considerato inferiore. Questa regola discriminatoria creò molti problemi: in una gara a Henley un otto olimpico australiano fu espulso, perché composto da semplici poliziotti. L’incidente ebbe un seguito diplomatico e portò alla nascita, nel 1890, della NARA (National amateur rowing association), che abrogò quella norma antistorica sul dilettantismo, ma che poi si vide rifiutare dall’ARA l’iscrizione dei suoi equipaggi a Henley. Solo nel 1952 questa restrizione fu cancellata con la fusione delle due associazioni di canottaggio».

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In oltre sessant’anni, per fortuna, qualcosa è cambiato. La base del canottaggio si è allargata a tal punto, che l’unica discriminante di questo sport oggi è solo il cronometro. D’altronde, che al polso ci sia uno Swatch o un Patek Philippe, il tempo è uguale per tutti. Ma alla fine, forse nemmeno lui è in grado di misurare il vero valore di chi si danna l’anima sul carrello di una barca.

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