Nel canottaggio il nemico è alle porte di casa

Dall’alto della sua esperienza nel mondo del remo professionistico, il mio mentore Gigi Ganino ha voluto mettermi a conoscenza di una delle leggi fondamentali di questo sport: «Peppe nel canottaggio il peggior nemico che potrai mai incontrare… sei tu!».

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Tuttavia, non dobbiamo mai dimenticare che la verità è un ingegnoso miscuglio di apparenze e utopia. Infatti, se per un atleta professionista il rivale più forte da affrontare è l’immagine che ogni giorno vede riflessa nello specchio, per uno sportivo amatoriale il vero nemico è alle porte di casa.

Il nemico è alle porte di casa

Per un uomo, la gioventù non è una stagione della vita, ma uno stato mentale. Per il resto della popolazione femminile no. Ecco perché questo “rigurgito” di adolescenza, che il canottaggio porta con sé nella vita di chi continua a remare dopo i 30 anni, viene recepito in maniera ostile dalla maggior parte delle donne.

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Chi non si è mai sentito ripetere: «Guarda che non ci sto più dietro a tutta questa roba da lavare e stirare», o «Ti sei allenato due volte questa settimana, possibile che non basti?». Se all’inizio di ogni relazione questo sport poteva essere tollerato, perché ingenuamente il popolo femminile coltivava la speranza del “tanto gli passerà” o peggio “riuscirò a cambiarlo”, dopo dieci anni di forzata convivenza a tre (laddove non siano presenti dei figli) il canottaggio si trasforma in un male da curare a tutti i costi.

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Così, il canottiere si ingegna per trovare alternative percorribili. I più lungimiranti, come l’amico Livio La Padula, scelgono una canottiera come compagna. I più fantasiosi, invece, inventano vere e proprie sceneggiature o relazioni extraconiugali pur di giustificare i ritardi con cui rientrano a casa dopo l’allenamento. I più estremi, infine, preferiscono condannarsi a una vita di solitudine fin da subito, restando a vivere a casa della mamma. Per tutti gli altri, parafrasando Lino Banfi, sono volatili per diabetici.

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Così, l’alfiere del remo giunge a un’unica soluzione. Essere tutto: marito, padre, tuttofare, casalingo, amante, amico e canottiere. Questo, naturalmente, nelle poche ore in cui non deve lavorare. Il canottiere amatoriale affronta la sua più grande sfida tutti i santi giorni, appena i suoi occhi decidono di aprirsi. Perché è la passione a guidarlo e farlo smettere di remare sarebbe come chiedergli di non amare mai più. Impossibile.

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