10 momenti che ricorderò delle Olimpiadi di Rio 2016

Che cosa resterà di queste Olimpiadi di Rio de Janeiro? Per quanto riguarda il canottaggio, tante emozioni e momenti da ricordare, fissati indelebilmente all’interno di una fotografia. Ecco i 10 momenti che non dimenticherò.

foto di Mimmo Perna
foto di Mimmo Perna

Le 10 immagini che ricorderò di Rio 2016

1) Dopo la finale del singolo maschile, vinta al fotofinish, il campione neozelandese Mahe Drysdale crolla sul pontile. Accanto a lui, sul fondo, il croato Damir Martin, secondo. I due hanno dato vita a una delle gare più belle nella storia del canottaggio.

Mahe Drysdale e Damir Martin dopo l'arrivo nella finale del singolo
Mahe Drysdale e Damir Martin dopo l’arrivo nella finale del singolo

2) Ancora loro. Ancora Eric Murray e Hamish Bond. Il due senza neozelandese si conferma l’equipaggio più forte della storia in questa specialità. Con la vittoria olimpica, salgono a 69 le loro vittorie consecutive. Un numero non a caso, considerando che con l’acqua ci fanno l’amore.

Eric Murray e Hamish Bond
Eric Murray e Hamish Bond

3) Vento e onde hanno dominato la semifinale Olimpica del due senza, ma l’unica barca a capovolgersi è stata quella della Serbia. Uno spettacolo poco esaltante offerto dalla coppia Vasic-Bedik, soprattutto per un palcoscenico prestigioso come quello di un’Olimpiade.

Il due senza della Serbia con Adrian Juhasz e Bela Simon si ribalta
Il due senza della Serbia si ribalta

4) I due atleti serbi però non sono soli. Peggio di loro, il giorno dopo, ha fatto il kazako Vladislav Yakovlev, ribaltatosi dopo solo otto palate in condizioni climatiche decisamente migliori dei colleghi del Due senza.

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5) Non è stato un anno facile per Romano Battisti e Francesco Fossi. Malgrado tutti i problemi che li hanno accompagnati nel cammino fino alle Olimpiadi, la coppia di finanzieri ha dato il massimo, con coraggio e sempre a testa alta.

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6) Subito dopo la finale del doppio, conclusasi con un amarissimo quarto posto, Romano Battisti e Francesco Fossi non perdono la sportività, ma soprattutto la voglia di scherzare con i loro “rivali” di sempre, i fratelli Valent e Martin Sinkovic, vincitori dell’oro.

Romano Battisti e Francesco Fossi insieme ai fratelli Sinkovic
Romano Battisti e Francesco Fossi insieme ai fratelli Sinkovic

7) Finale amaro anche per il Quattro senza pl. Dopo un bellissimo cammino, Martino Goretti, Livio La Padula, Pietro Ruta e Stefano Oppo restano ai piedi del podio. Però, nonostante tutto, il quarto posto in finale non gli ha tolto il sorriso e soprattutto la voglia di riprovarci fra quattro anni.

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8) Due destini incrociati, quelli di Marco Di Costanzo e Domenico Montrone. Il primo ha ceduto il posto al secondo sul Quattro senza campione del mondo, per diventare il capovoga del Due senza, ricostruito a 20 giorni dai giochi. Entrambi sono stati premiati con una medaglia di bronzo. Perfetta la chiosa di Marco Di Costanzo che a corredo di questa foto ha scritto “Alla fine doveva andare così”.

Marco Di Costanzo e Domenico Montrone
Marco Di Costanzo e Domenico Montrone

9) Subito dopo la conquista della medaglia di bronzo nel Due senza, il Presidente Giuseppe Abbagnale abbraccia Giovanni Abagnale, uno dei suoi tanti “figli” acquisiti, e si commuove. E noi con lui.

Il Presidente Giuseppe Abbagnale abbraccia Giovanni Abagnale
Il Presidente Giuseppe Abbagnale abbraccia Giovanni Abagnale

10) Subito dopo la conquista della medaglia di bronzo, Matteo Castaldo corre ad abbracciare la sua famiglia. Perché nel canottaggio, mentre gli altri vedono solo il risultato, loro conoscono i sacrifici e gli sforzi che ti hanno portato fino a lì. E dietro un grande canottiere possono esserci solo due cose: o una grande famiglia o un grande barattolo di Nutella.

Matteo Castaldo abbracciato dalla sua famiglia
Matteo Castaldo abbracciato dalla sua famiglia

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2 Comments

  • Il momento più brillante del nostro amato canottaggio a Rio 2016? Per me si è manifestato in tutta la sua bellezza durante la premiazione del singolo maschile!

    Ma prima di spiegarvi il perché, una domanda: succede anche a voi di imbarazzarvi alle premiazioni di una gara decisa all’ultimo centimetro, secondo, decimale di punto? In quei casi, anche attraverso l’etere, temo di incrociare lo sguardo col secondo, leggervi quella delusione dei sogni spezzati. E allo stesso tempo, provo imbarazzo anche per il vincitore, la cui impresa, sia pure leggendaria, rimane offuscata — un sole dietro un velo di nebbia — dal muto dolore del perdente, che magari sorride col magone nel cuore…

    Diciamocelo, perdere come è successo a Damir Martin avrebbe “ammazzato” chiunque. E invece ecco un largo, pacifico sorriso, un potente urlo di gioia, quella gioia di chi sa di essersi sacrificato anni per raggiungere qualcosa di grande, qualcosa che non può essere sporcato da una stupida delusione per un photofinish avverso.

    Ho realizzato in quell’istante di aver visto per la prima volta lo spirito olimpico in carne, ossa e sudore. E la gioia di Mahe poteva risplendere ancora di più, senza nemmeno un granello di polvere sopra di essa. Il campione Mahe Drysdale sollevato dai campioni Damir Martin e Ondřej Synek: ecco la mia istantanea di Rio 2016.

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