Il fascino evocativo di una vecchia canotta ovvero il canottaggio ti offre sempre una seconda possibilità

Mi chiamo Mario e ho sessant’anni. Tra i miei coetanei c’è chi gioca a burraco, chi ama sgambare in bicicletta, chi preferisce collezionare francobolli: io ho la passione per il canottaggio. Anche se a volte mi guardo allo specchio e mi chiedo se sia troppo vecchio per questa attività. Ma il cuore mi dice di andare avanti e i meticolosi esami medici cui mi sono sottoposto mi tranquillizzano.

Mario Scalella, carrello 2, vince la Coppa Lysistrata nel 1973
Mario Scalella, carrello 2, vince la Coppa Lysistrata nel 1973

La mia storia remiera inizia quando avevo 17 anni e mi iscrissi alla “leva gratuita di canottaggio” organizzata dal Circolo Canottieri Napoli. All’epoca ero un ragazzone sovrappeso e decisi di fare sport per sentirmi più sicuro di me. Farmi “il fisico” per approcciare meglio le ragazze. Appassionato di calcio e di mare, confesso che la gratuità del corso fu uno degli elementi che maggiormente mi spinsero verso il Molosiglio, sede del Circolo Canottieri. 

Il fascino di una vecchia canotta

L’impatto fu duro, perché dovetti imparare a correre, fare i pesi e remare al chiuso di una “sala vasca”, dove il vice allenatore Giuseppe Gomez, detto Pippotto, decise che avrei vogato a sinistra e che quindi sarei stato per sempre un “pari”. Ma appena cominciai a uscire nel golfo di Napoli a bordo di una jole a otto, a quattro, e qualche volta anche a due, fu amore a prima vista. Lasciarmi alle spalle il caos della città, vederla in lontananza mentre la chiglia solca l’acqua e il remo la percuote ritmicamente, sentire il peso del legno con la sensazione di poterlo sconfiggere lanciando la barca in velocità, avvertire il cuore in gola avendo però voglia di remare sempre più forte, produssero in me un’autentica dipendenza.

lisystrata

Strada facendo molti compagni mollarono, non riuscendo a conciliare lo studio con sedute lunghe, faticose e quotidiane. Il nostro coach Marcello James ci concedeva un solo giorno di riposo: il lunedì. Con la primavera le cose diventarono ancora più difficili, perché non ci si allenava più a mare, ma si andava quasi ogni giorno al lago Patria, lontano una trentina di chilometri da Napoli. Poi cominciarono le regate e mi venne consegnata l’uniforme di gara: una canotta di lanetta sintetica a strisce orizzontali giallo-rosse, i colori della città di Napoli. 

60^ Coppa Lysistrata - Lago Patria (NA) 29 aprile 1973 - The crew: Renato Sannipoli, Mario Scalella, Francesco Alboreto, Nello Moccia, Michele Li Calzi, Filippo Morelli, Pino Meli, Michele Ghezzi, timoniere Ciro Noioso, allenatore Marcello James.
60^ Coppa Lysistrata – Lago Patria (NA) 29 aprile 1973 – The crew: Renato Sannipoli, Mario Scalella, Francesco Alboreto, Nello Moccia, Michele Li Calzi, Filippo Morelli, Pino Meli, Michele Ghezzi, timoniere Ciro Noioso, allenatore Marcello James.

Risultati prima deludenti, poi la vittoria nella storica Coppa LysistrataL’anno dopo ancora una stagione da senior, culminata con i campionati Universitari all’Idroscalo di Milano dove il nostro otto si piazzò al secondo posto. A quel punto anch’io mollai: forse se fossi stato un atleta con prospettive da Nazionale avrei fatto di tutto per continuare, la verità è che ero alto come un “peso leggero”, ma fuori categoria di 5 o 6 chili che non avrei mai potuto perdere: un fisico inadeguato per competere con atleti alti 1,90 e oltre. E così la canotta giallo-rossa finì in fondo a un cassetto, insieme alle mie aspirazioni irrealizzate.

60^ Coppa Lysistrata: fotofinish - Lago Patria (NA) 29 aprile 1973
60^ Coppa Lysistrata: fotofinish – Lago Patria (NA) 29 aprile 1973

Sono passati tanti anni durante i quali la mia vita è scorsa come un film: laurea, servizio militare, lavoro, matrimonio, figli, trasferimento a Milano. Anni di avvenimenti felici alternati a quelli dolorosi, come succede a tutti. Eppure all’interno della mia attività onirica mi capitava spesso di ritrovarmi su una barca di canottaggio, dovendo magari affrontare un’immaginaria regata. Ma quando mi svegliavo pensavo che mai più sarei riuscito a salire in barca: il canottaggio è uno sport riservato agli agonisti e non c’è spazio per i nostalgici fuoriusciti.

mario-campionati-italiani

Invece, durante l’inverno del 2012, allorché ero alla ricerca di qualcosa che risvegliasse il mio interesse, per caso vidi l’insegna della Canottieri San Cristoforo lungo il Naviglio e pensai che sarebbe stato l’ambiente ideale, grazie al remoergometro, per perdere qualche chilo di troppo. Invece, timidamente ricominciai a uscire in barca. Ho perso peso e mi sono rimesso abbastanza in forma, visto che riesco a reggere tre, anche quattro sedute di allenamento a settimana. Ho partecipato alla Vogalonga e con altri tre compagni d’avventure, che come me gettano il cuore oltre l’ostacolo a ogni colpo in acqua, abbiamo partecipato ai campionati italiani master.

Mario Scalella, carrello 8, con la sua mitica canotta
Mario Scalella, carrello 8, con la sua mitica canotta

Inoltre, una domenica mattina, l’amico Raffaele Mautone mi ha offerto l’opportunità di rimettermi al carrello di un otto. Lo scenario è lo stesso dei Campionati Universitari di 42 anni fa: l’Idroscalo di Milano. L’equipaggio è assortito, formato da giovani mamme e ragazzi trentenni/quarantenni: io sono l’unico che ha compiuto tre volte vent’anni. Quale occasione migliore per tirare fuori dal cassetto la vecchia canotta giallo-rossa, pesantina e pungente, ben diversa dagli attuali “body” in materiale extra leggero? E così, un po’ somigliante all’omino Michelin. mi sono rimesso ancora una volta in gioco, prendendo coscienza del fatto che i sogni, un po’ per propria volontà, un po’ per fortuna, talvolta si riescono a realizzare.

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