Cus Bari: è vietato morire

Da sette giorni spira un forte vento di maestrale. Dalla finestra della sua cameretta, Andrea osserva il mare increspato. Anche oggi non è possibile uscire in barca. E’ appena tornato dal liceo ed eccolo montare sulla sua bici e percorrere la strada che costeggia il lungomare di Bari, verso nord.

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Destinazione CUS. Ad attenderlo, l’allenatore e i suoi compagni, per l’allenamento pomeridiano feriale. Anche oggi, in palestra. E’ la natura che regola la tipologia degli allenamenti del canottiere. A qualsiasi latitudine. Maggiormente nei posti di mare.

CUS Bari: è vietato morire

E’ l’intensità e la direzione dei venti che raccomandano l’allenamento a mare o a terra. Che ne regolano la qualità. Nelle condizioni auspicabili, Andrea potrà percorrere al massimo 800 metri, prima di cambiare direzione e tornare al punto di partenza. Su quella distanza, deve abituarsi allo sforzo in barca sui 2.000 metri. E, contando sulla benevolenza di Eolo, sotto il molo delle petroliere, su un percorso di 400 metri x 100, al riparo dal maestrale, sotto gli occhi vigili degli allenatori, potrà effettuare un lavoro più aerobico. Non stanno meglio i suoi amici di Monopoli e di altre società di mare.

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Ma il canottiere deve imparare ad accettare la natura e le sue regole. Ad affrontare le situazioni per come si presentano. Cercare soluzioni. Anche per questo, Andrea sta crescendo velocemente. Come uomo. Come atleta. Andrea sa che domani sarà bello. E’ previsto tempo soleggiato per i prossimi giorni. Vento di Levante, di moderata intensità. Il mare sarà pronto ad accogliere gli equipaggi. In un connubio con gli elementi naturali, si unirà in barca con i suoi compagni. E non vede l’ora di sudare, di respirare insieme a loro l’aria salmastra. Da domani, la natura darà loro il permesso per uscire in barca. L’autorità marittima, no. Non più.

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Andrea non sa ancora della lettera ufficiale che “diffida codesto Centro Universitario Sportivo dal proseguire nello svolgimento delle attività… in quanto il bacino portuale può essere utilizzato esclusivamente per le manovre delle unità in genere, finalizzate all’ormeggio/disormeggio delle stesse quando in ingresso/uscita al/dal porto”. E’ la risposta burocratica istituzionale all’incidente mortale che ha coinvolto, in condizioni irripetibili, il nostro compagno di barca Nicola Mangialardi, quel tragico 9 marzo 2015.

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Andrea sta entrando in canottieri. Come lui, tanti prima. Nel prospiciente specchio d’acqua portuale, è dal 1947 che il canottaggio del CUS Bari forma campioni e consegna alla società uomini e donne con la mentalità vincente, completi e liberi. Capaci di lottare per giungere al traguardo anche se «il vero arrivo è sempre un metro oltre» come spesso ricordava il compianto Presidente Ignazio Lojacono.

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In tutte le situazioni in cui esistono posizioni discordanti, è utile impegnarsi a comprendere le ragioni dell’altro. Così come non si può far finta che il canottaggio non si sia mai praticato nel porto di Bari, è pur vero che devono essere rassicurate le Autorità sulle misure di sicurezza, sempre adottate dalla società. Si possono ampliare, migliorare. Discutiamone. Andrea va rassicurato. E’ vietato morire.

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