Rall’n’facc, sempre!

Si sta come quando fuori c’è il sole, ma dentro tempesta. Traballanti sul carrello della propria barca, con le gambe che fremono per spingerti in avanti e i remi che indugiano, cercando un’apparente stabilità. Che non riescono più a trovare.

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«Peppe ma che stai facendo? Alza i colpi. E’ un mille lanciato. Forza, tirali fuori!». Il mio allenatore cerca di scuotermi, ma non sento più niente. Le uniche parole che mi arrivano sono: «Sei completamente spento».

Rall’n’facc, sempre!

Insomma, si sta come me. In balia delle acque. Senza più certezze. Tranne una: ogni volta che una persona mi ferisce è in acqua che cerco conforto. Succede sempre così. Perché quando la vita mi mette a dura prova, come in questo momento, il carrello della mia barca diventa il posto più sicuro dove nascondere quello che sento. Però la vita è molto più dura di un’Olimpiade e il canottaggio può aiutarti a crescere bambini forti, ma non può riparare uomini rotti. Come me. Ed è in questi momenti che capisci la sottile differenza tra l’essere forti e l’essere resistenti. Essere forti è una scelta che non ho ancora fatto. Essere resistenti è una conseguenza delle esperienze maturate. Ma resistere non serve a nulla.

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La tentazione di mollare tutto è forte. Vorrei solo fuggire via. Istintivamente stringo il ciondolo che porto al collo. E’ un piccolo remo di punta. Un regalo per i miei 40 anni da parte di chi ha tentato invano di insegnarmi qualcosa su questo sport. Ed è in quel preciso istante che dalla bocca mi esce una frase: “Rall’n’facc, sempre!“. Letteralmente: dagli in faccia, sempre! Nella “parlesia” napoletana è un incitamento a non arrendersi, ad andare avanti e non mollare mai. E’ una frase che mi disse Matteo Castaldo. E’ il suo motto e seguendo l’esempio di questo ragazzo “normale”, ma capace di cose straordinarie, col tempo è diventato anche il mio. Ti chiedo scusa Matteo. Non sono stato capace di onorarlo.

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Ho tradito tutti. Ancora una volta. Te, Mario Palmisano, Gigi Ganino, Raffaele Mautone, Francesco Rofi, Anna Nino Bonciani e Romano Battisti. Tutti quanti. Come se non mi aveste insegnato nulla. Vi chiedo scusa, è stato un attimo di debolezza. Per un istante mi ero dimenticato chi voglio essere. Uno di voi. Un canottiere. Mi servirà tanto coraggio o moltissima paura. E’ uguale. Ma vi prometto che un giorno finirà questo mio dover ricominciare ogni volta tutto da capo. Anche adesso, immobile sul carrello della mia barca, non voglio avere rimpianti. Perché ogni scelta fatta, anche la più sbagliata (e ce ne sono state tante) mi ha portato fino a qui. Ed è questo l’insegnamento più importante che mi avete dato: imparare a restare, anche quando il vento soffia più forte e il mondo là fuori se ne frega di noi.

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