Lettera sul canottaggio di un padre a una figlia

Sei nata alle 20.27 di venerdì 23 dicembre 2016. Ho assistito a tutto il travaglio della tua mamma. Ho visto uscire la tua testolina, incrociando lo sguardo con i tuoi occhi grandi, già spalancati sul mondo. Eri bellissima e ho dovuto sforzarmi per trattenere l’emozione. Oggi hai solo sette mesi, Beatrice, ma un giorno saprai leggere.

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Grazie a Matteo e Laura Castaldo per la bellissima fotografia

Allora scoprirai che ho avuto paura. Di non essere all’altezza del compito. Di non saperti proteggere da un mondo sempre più nel caos. Però è l’unico che esiste. Ma vuoi sapere la verità? La prima volta che ti ho stretto tra le braccia ho smesso di avere paura. Ed è stata una sensazione bellissima. A proposito, il mio nome è Giuseppe. Volevo essere un canottiere. E sono tuo padre.

Lettera sul canottaggio di un padre a una figlia

Ti invidio molto. Invidio la tua libertà. Il tuo futuro. Perché nonostante l’ingenuità, sai già quello che cerchi. Paulo Coelho ha scritto che voi bambini ci potete insegnare tre cose: essere contenti senza motivo, essere sempre occupati con qualche cosa e pretendere con ogni forza quello che desideriamo. Se potessi tornare indietro, pretenderei di diventare un canottiere. Un giorno, guardando una stella che cade, ti dirò di esprimere un desiderio. Magari ti sembrerà una cosa stupida, ma pensa che io una volta l’ho fatto guardando una barca. E non ero più un bambino da tanti, troppi anni.

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Ti sembrerà strano che a 40 anni abbia scelto di accomodarmi sul carrello di una barca, pronto a riempirmi le mani di segni e gli occhi di sogni. La passione per questo sport mi è scoppiata dentro all’improvviso. Il canottaggio è entrato nella mia vita quando non sapevo dove stessi andando. A distanza di anni, ancora lo ignoro. Però, ora so dove restare. E quando trovi qualcosa o qualcuno capace di farti sentire le farfalle nello stomaco, non fartela passare. Qualunque cosa sia. Ecco come mi fa sentire questo sport. VivoL’arte del remo è complessa. In tutti i sensi. L’essere dura è ciò che la rende grande. Per la disciplina che impone. Per gli sforzi che richiede al tuo corpo e alla tua mente.

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Farlo non deve essere un sacrificio, ma una sceltaIn questo oceano che è la vita, ognuno di noi ha una balena bianca da inseguire. Il canottaggio è la mia balena bianca, la mia utopia. Per quanto mi sforzi, non la raggiungerò mai. Ma serve proprio a questo. A camminare. E non credere a chi ti dirà che per realizzare i tuoi sogni hai tutta la vita davanti. La raggiungerai più in fretta di quanto credi. Ecco perché non devi sprecarla. Allora non mettere inutili barriere alla felicità. Perché i veri sognatori hanno le ginocchia sbucciate. Quando sarai grande non so che cosa ti guiderà, se la mente o il cuore. Ma se il cuore ti dirà di andare, tu ascolta lui.

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Il futuro che sogno per te è farti diventare una canottiera. Ma non voglio realizzare i miei desideri attraverso di te. Forse ho fallito come atleta, non voglio sbagliare come padre. Una volta, sul cartello di una palestra ho letto: «Il successo o meno del vostro bambino nello sport non indica che tipo di genitore siete. Ma se sarà un atleta pronto ad allenarsi, rispettoso, grande compagno di squadra e disposto a fare del suo meglio, sarà un riflesso diretto del vostro modo di essere genitori». Allora, quando per te sarà il momento di scegliere uno sport, mi limiterò a raccontarti la storia di quel ragazzo che tanto tempo fa voleva essere un canottiere. Se ancora mi dirai che vuoi fare canottaggio, allora ti porterò in barca e guardandoci negli occhi io vedrò le sette meraviglie del mondo. Tu, invece, ne vedrai sette milioni.

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