Oggi abbiamo soltanto vissuto

Ci illudiamo del contrario, ma non possiamo controllare tutto quello che accade in barca. Non siamo padroni del tempo che troveremo o delle nostre emozioni, che spesso ci travolgono più delle onde che tentiamo di domare. Non siamo arbitri nemmeno dei nostri compagni, che nella maggior parte dei casi non possiamo scegliere. “Perché non è così che funziona”.

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Ed è una condanna. Almeno per me, incapace di stare da solo, ma anche con gli altri. Soprattutto se non posso decidere chi sono. Pretesa arrogante, non c’è dubbio. Ma il mio canottaggio non deve funzionare. Deve farmi stare bene. E in barca ti devi fidare. Non solo che ognuno faccia la propria parte. Sul mio carrello mostro la parte migliore di me. La più intima. La più vera. Perché il canottaggio ti mette a nudo. E non è cosa che si possa condividere con tutti. Se non ci riesci, se fai resistenza, la differenza in acqua si vede. E non è poca cosa.

Oggi abbiamo soltanto vissuto

“Peppe qua la democrazia non esiste. Mettiti in testa che il canottaggio agonistico è questo. Se vuoi le coccole vai alla spa”. Grazie per la comprensione coach. Così mi tocca un’esperienza prima su un 4 di coppia, poi su un 8. Stesso allenatore, per l’occasione anche capovoga. Al momento di assegnare i carrelli mi guarda e dice “Tu siediti a 2, dietro di me. Rema e non rompere i coglioni”. Nelle successive due ore, su entrambe le barche, mi sono sentito ripetere: “2 sei in ritardo”, “2 sei in anticipo”, “2 non rispondere”, “2 in pressione”, “2 piano!” “2 guarda che non sei esentato dalla manovra”, “2 sei l’unico che si lamenta”. D’altronde, ogni canottiere ha un piano che non funzionerà. E io non faccio eccezione.

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È con questa consapevolezza che riprendo la via di casa. Lungo il tragitto mi viene in mente di quando Mario Palmisano, parlandomi della sua malattia, mi disse che non sempre è necessario avere un piano nella vita. A volte basta solo partire, respirare e vedere che cosa succede alla fine del viaggio. Senza paura. Perché per ogni battuta d’arresto lungo la nostra strada c’è sempre una lezione da imparare. E non bisogna sprecarla. Perché in palio c’è qualcosa di infinitamente più prezioso di una medaglia. C’è la nostra libertà.

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Quindi per tutto ciò che è al di fuori del nostro controllo, e non è poca cosa, tocca imparare a chiudere gli occhi, respirare, aprire le mani e lasciar andare. Come la nostra barca. E anche stavolta il canottiere che torna a casa la sera non è lo stesso che l’ha lasciata al mattino. Se ne accorge anche mia moglie. Sarà l’aria stanca. Gli occhi stanchi. L’anima stanca. Ma quando mi domanda se l’uscita è andata bene, le sorrido comunque. È tutto a posto tesoro. Niente allenamento. Oggi abbiamo soltanto vissuto.

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