Nel canottaggio ci vuole Karma e sangue freddo

Adoro l’odore del Karma la mattina presto. Ha il profumo della vittoria. Di qualcun altro. L’ultima volta, infatti, ho voluto fidarmi del mio allenatore e di Orietta Berti che dicono: “finché la barca va, lasciala andare”. Ho centrato il pontile.

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Ed è solo l’ultimo episodio di una lunga serie di “sfortunati” eventi che mi stanno capitando. Anche lontano dall’acqua. Colpa di pensieri negativi, che in questo periodo non mi lasciano mai.

Karma e sangue freddo

Il problema è che in barca non sono mai solo. Ci sono le onde. C’è il vento. Ci sono i miei muscoli, la testa e il cuore. Le forze visibili, ma soprattutto quelle invisibili. Mettere tutti d’accordo è praticamente impossibile. Ecco perché la maggior parte delle volte il mio canottaggio diventa un parapiglia convulso, il mio carrello un forte sotto assedio e io la Kamčatka del Risiko, il luogo dove resistere.

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Per una buona vogata, invece, i pensieri positivi sono fondamentali. Solo così un canottiere può diventare un tutt’uno con la sua barca e raggiungere lo “swing”, la quarta dimensione del canottaggio. Mi hanno insegnato che pur non potendo controllare tutto, gli unici responsabili di quello che ci accade siamo noi. Perché in questo sport la fortuna non esiste.

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Però il Karma sì. E lui si affeziona. Non resta sul pontile, viene a casa con te. Non è una punizione o una ricompensa, ma una naturale conseguenza delle scelte che fai. Delle azioni che compi. Dei pensieri che produci. Pur essendo arbitri di pochissimo nelle nostre vite, siamo responsabili di ogni singola goccia di Bene e di Male che seminiamo lungo la nostra strada.

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«Sei un canottiere, tocca stringere i denti. Sempre», mi consola il mio mentore. «Anche se per ora ti sembra di non vedere il traguardo. Prova a “remare” concentrandoti su ogni colpo, senza mai voltarti indietro. Mai girarsi quando hai l’avversario accanto. Per superarlo devi concentrarti su te stesso, sulle tue energie. Se lo guardi, anche solo per un attimo, sbagli. Vedrai che la linea del traguardo prima o poi arriva sempre. E sarà una liberazione».

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Non capisco mai quando mi parla di canottaggio e quando di vita. Forse perché le due cose spesso coincidono. D’altronde, una volta mio padre mi disse che la vita in assoluto è una remata continua, che non conosce mari calmi e cieli sereni, e che tutte le tempeste da affrontare vanno viste come orizzonti valicabili facilmente. Insomma, Karma e sangue freddo.

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