Tutti i battiti del mio cuore ovvero il canottaggio è andato avanti e mi ha lasciato qui

Il futuro non è più quello di una volta. Soprattutto nel canottaggio. Ed è un vero peccato. Considerando che tanti anni fa il “Dottore”, Giuseppe La Mura, cambiò la storia di questo sport con una semplice lattina di Coca Cola. Vuota.

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E’ questo il mio primo pensiero quando tra le mani mi ritrovo un cardiofrequenzimetro e una fascia toracica da indossare. Perché “da oggi ci si allena così”. E tanti saluti al romanticismo e alla poesia.

Tutti i battiti del mio cuore

Persino il suono del nome è fastidioso. Cardiofrequenzimetro. Come se qualcosa o qualcuno fosse in grado di contare tutti i battiti del nostro cuore, soprattutto quando siamo seduti sul carrello di una barca. “Serve per capire da dove partiamo”, prova a blandirmi un compagno. Sarà, ma la scienza del cuore non è ancora stata inventata.

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Tuttavia, siccome il mio mentore Mario Palmisano mi dice spesso che se invece di sollevare dubbi sollevassi i pesi a quest’ora avrei il fisico di Simone Raineri, faccio uno sforzo e decido di allinearmi al diktat della modernità. Peccato che al primo controllo della fascetta ne emergano una batteria ossidata e tutti i contatti bruciati. Come inizio non è male. Allora, emulo di Matteo Castaldo, me la lego sulla testa, usandola come bandana per tenere insieme un’indomita massa di capelli argento e castani. Ecco, io parto da qui.

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A questo punto non rimane che fare alla vecchia maniera. E non è roba per tutti. Perché ci vuole orecchio. Bisogna averne tanto, anzi parecchio. Lo diceva anche Enzo Jannacci in tempi non sospetti. Anche il mio cuore è pronto, già lo sento. Dopo le prime palate sembra il batterista di una band di metallo pesante. Molto pesante. E tanti saluti anche al “restate nella zona cardio che vi ho assegnato”. Cerco di tenerlo a bada, ma lui è lì che pompa nelle casse. Come se non ci fosse un domani. Ma sì dai, forse è meglio così. Fai come ti pare. Sono sempre stato contrario al tenere il cuore al guinzaglio. Figurarsi costringerlo a battere a mio piacimento.

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Anche se è un muscolo, il cuore non puoi allenarlo. Mai. E il canottaggio è riuscito a rendere il mio ancora più involontario di quanto già non fosse. Malgrado le cadute rovinose che mi fa fare ogni volta, voglio rimanere (e remare) così. Con il cuore ingenuo e l’anima sempre leggera. Allora tocca fare due gruppi: voi tutti di là. Io preferisco un’altra direzione, ostinata e contraria, nonostante la corrente forte e tutto il vento che arriverà. E’ vero, il mondo del canottaggio è andato avanti e mi ha lasciato qui. Tuttavia, Luca Turci una volta ha detto che i periodi migliori sono quelli in cui, anche se togli le cuffie, la musica continua. E io sento un gran bel ritmo. “Tu-tum”, “tu-tum”, “tu-tum”.

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