Un giorno all’improvviso mi innamorai di te

Amo il canottaggio, ma lui ama un altro. E’ evidente. Eppure sono ancora qui. Un anno dopo. Lungo le sponde del Po. Nella città che ha sancito il nostro legame. In quella Torino, oggi testimone di promesse mai mantenute. Ma non potevo mancare. Per nulla al mondo.

foto di Mimmo Perna
foto di Mimmo Perna

Qui, al SilverSkiff, dove dodici mesi fa sotto un cielo malinconico l’arte del remo mi guardò negli occhi per dirmi: “e adesso innamorati di me, che altrimenti mi sprechi”. E così ho fatto, malgrado il mio cervello continuasse a ripetermi: “non credo sia una buona idea”.

Un giorno all’improvviso mi innamorai di te

Perché a 40 anni, quando hai fatto tutto e sei diventato la persona che sei, innamorarsi di qualcosa in grado di spostare completamente il tuo baricentro è un azzardo. Ma lei era bellissima, come una cosa che non ti lascia il tempo di pensare alle conseguenze. E quelle arrivano sempre, che tu sia pronto o no. Non parlo solo di una gara e di quegli 11 km da percorrere nel minor tempo possibile. Parlo di emozioni. Di profumi e colori. Di sguardi che si incrociano e mani che si stringono. Di saluti e baci. Di complimenti e sentimenti in tumulto quando la partenza si avvicina.

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Parlo di un braccialetto di gomma azzurro, messo al polso come portafortuna. Di stati d’animo celati dietro quell’aria guascona che non mi lascia mai. Parlo di Fede, l’allenatore della Reale Canottieri Cerea che prima di scendere in acqua mi dice: “Però, mi sembri tranquillo”. E dovresti vedermi quando non ho paura. Parlo del Po, che accoglie la tua barca traballante. Perché qui non si scherza. Di centinaia di singoli che ti circondano. Dello speaker che chiama il tuo numero e ti sgrida perché sei già in ritardo. Parlo di palate incerte e di una voce inaspettata che dalla sponda grida il tuo nome. E ti fa sentire meno solo.

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Parlo di fatica e sudore, ma anche di parole di conforto che giungono da riva: “dai, non manca molto”. Parlo di curve da assecondare, ponti e archi da centrare. Di corrente dispettosa e un traguardo lontano, ma sempre più vicino. Parlo di una sirena e un braccio che si alza al cielo. Di un abbraccio sognato da ore. Di risate e lacrime. Di fughe e inseguimenti. Parlo di una lunga giornata di freddo e umidità, ma anche del panino di plastica più fetente del mondo e di una cioccolata calda, capace di sciogliere anche i dubbi più inestricabili. Di un viaggio di ritorno troppo breve, a parlare dell’inestimabile collezione di onde appena vissute.

Foto di Mimmo Perna
Foto di Mimmo Perna

Parlo di tutte quelle volte che una volta non è bastata. Di quanto sia bello perdere l’equilibrio e non provarci nemmeno più a restare in piedi. Parlo di seconde, terze e quarte occasioni. Di errori e decisioni azzeccate. Di sconfitte e di vittorie. Parlo di una storia d’amore di cui non conoscerò mai il finale, ma di cui ricorderò per sempre l’inizio. Insomma parlo di me. Di un ragazzo che voleva essere un canottiere e che un giorno all’improvviso si innamorò di te.

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