Canottieri fantastici e dove trovarli. Naturalmente al SilverSkiff

Nel cuore di Torino, lungo il fiume Po, esiste un posto chiamato Reale Canottieri Cerea, che non ha eguali sulla Terra. Questo luogo, unico al mondo, è colmo di meraviglie, mistero e pericolo. Si dice che per sopravvivere qui sia necessario essere matti come un cappellaio. E le persone che la frequentano lo sono. Per fortuna.

foto di Mimmo Perna
foto di Mimmo Perna

Già. Completamente folli. Pensate che TUTTI I GIORNI rinunciano VOLONTARIAMENTE a gran parte del loro tempo libero per organizzare, una volta all’anno, una manifestazione straordinaria chiamata SilverSkiff, dove gente fuori di testa come loro può ritrovare se stessa ed essere di nuovo felice. E scusate se è poco.

Canottieri fantastici e dove trovarli

Questo incredibile gruppo di persone mi ha insegnato che nel canottaggio il successo non è un obiettivo, ma una conseguenza. Parafrasando Flaubert. Perché un circolo come la Reale Canottieri Cerea non è una “semplice” palestra, ma un luogo cui appartenere, dove sentirsi parte di un’allargatissima famiglia sportiva. Al di là dei meriti agonistici, è questo il vero successo. Ecco perché il SilverSkiff attira ogni anno i canottieri più fantastici che possiate incontrare, giunti da ogni dove per partecipare a quella che a tutti gli effetti è una grande festa dello sport più bello del mondo. Qui, sulle sponde del fiume per eccellenza, dove anche chi arriva ultimo viene trattato come un vincente.

I magnifici volontari del SilverSkiff - foto di Claudio Cecchin
I magnifici volontari del SilverSkiff – foto di Claudio Cecchin

E allora permettetemi di ringraziarla, questa famiglia, e nel farlo di rivivere il caleidoscopio di emozioni affrontate durante un’altra giornata che non dimenticherò mai.

  • Grazie alla mia amica Giorgia Garberoglio, per avermi dato il coraggio di affrontare la mia prima gara in acqua, invitandomi così a entrare in questo fantastico universo.
  • Al Presidente  Tony Baruffaldi e al Direttore del comitato organizzatore Umberto Dentis, capaci ogni anno di ospitarmi senza farmi mai sentire un ospite.
  • A tutta la Reale Canottieri Cerea, la mia “casa” torinese, per avermi permesso di gareggiare con i loro colori, che ho indossato con grande orgoglio. Qui ogni membro è importante e non fonte di imbarazzo. Anche il canottiere più scarso del mondo. Come me.
  • A Leonardo Stefanelli e Alberto Ronco e a tutti gli straordinari volontari del SilverSkiff, il cui impagabile lavoro ogni anno rende possibile questo evento. Per i sorrisi, gli incoraggiamenti, le pacche sulle spalle che regalano a tutti i partecipanti, a prescindere dalla loro capacità in acqua.
  • Allo speaker ufficiale del SilverSkiff Luca Broggini, che ha sempre delle bellissime parole nei miei confronti e verso il lavoro che faccio per questo sport.
  • A Sara Bertolasi, perché chiacchierare con lei delle nostre facezie davanti alla Cerea durante la gara è diventato ormai un rituale irrinunciabile.
  • A Luca Bergaglio, per aver umiliato i fratelli Sinkovic a calciobalilla e aver esaltato il mio profilo greco nelle sue fotografie.
  • A Raffaello Leonardo, per avermi presentato al campione olimpico Mahe Drysdale così: “This is Giuseppe, the best italian rower”. Almeno nello spirito nessuno può negarlo.
  • Al direttore tecnico della Cerea Federico Vitale, perché ogni anno mi tratta come uno dei suoi fantastici ragazzi, mettendomi a disposizione un Empacher degno di un professionista.
  • A Fabrizio Gabriele, per i preziosi consigli, “Resta attaccato alle boe e dai tutto quello che hai all’andata. Vedrai che con la corrente a favore, prima o poi torni!”. Così ho limato ben 40 secondi dal tempo dello scorso anno.
  • Ad Alberto Zamariola, terzo classicato tra gli junior A, per il suo sincero interesse: “Vedrai che andrà tutto bene”. E così è stato. Anche stavolta.
  • Al Presidente della Federazione Italiana Canottaggio Giuseppe Abbagnale, per avermi tranquillizzato poco prima della gara con le sue parole: “Peppe perché sei venuto qui anche quest’anno?”. Per essere ancora felice Presidente. “E chest’è! Allora sali in barca e sii felice”. E così ho fatto.
  • All’allenatrice della Cerea Caterina Tipanu, per avermi messo in acqua e datomi le ultime indicazioni: “Cerca di stare lungo e… cattivo, mi raccomando!”.
  • Al mio mentore Mario Palmisano, per avermi dato il consiglio più importante di tutti: “Peppe mettici pure tre ore, ma non cadere in acqua!”.
  • A Matteo Castaldo, per avermi regalato una delle sue preziose bandane, che ho indossato con orgoglio e dignità.
  • Al misterioso canottiere romano, venuto in mio soccorso mentre affrontavo gli strali verbali di una master incattivita. Non contenta di avermi speronato, inveiva contro di me per non averle dato strada all’istante. E davanti al mio bonario “ma perché, che fretta ha?”, impazziva invocando i giudici di gara e la giustizia divina. Nel mentre, il mio eroe giungeva dalla parte opposta, già diretto verso il traguardo, e al suo passaggio la zittiva gridandole: “Ancora stai a starnazzà!”.
  • Ad Antonella Menichelli, per gli incitamenti durante la gara e l’arrivo quasi in tandem al traguardo, nemmeno ci fossimo dati appuntamento.
  • A Valentina Rodini, perché ogni volta che io arrivo ultimo nella mia categoria lei vince la sua. Insomma, sono il suo portafortuna. E lei il mio, visto che ancora respiro.
  • A Luana Porfido che al grido “Giuseppe ce l’abbiamo fatta!”, al mio rientro sul pontile mi ha dato la cosa di cui avevo maggiormente bisogno: un abbraccio. Anzi tre.
  • All’altro speaker del SilverSkiff Marco Callai, per aver annunciato l’evento più incredibile accaduto in questa edizione: “Attenzione, perché Peppe Lamanna potrebbe non essere arrivato ultimo!”.
  • A Carolina Mailander, splendida terza classificata nella sua categoria, per aver nutrito la mia anima con le sue belle parole nei confronti di quello che scrivo.
  • Al mitico Vittorio Soave, 83enne inventore del SilverSkiff, per avermi rifilato “solo” tre minuti rispetto ai nove dello scorso anno. Evidentemente aiutarlo a fissare il numero di gara sul suo singolo ha dato i suoi frutti!
  • Alle sei pie donne e ai due munifici uomini che hanno fatto registrare un tempo (di poco) più alto del mio, permettendomi di lasciare l’ebbrezza dell’ultimo posto a qualcun altro.
  • Al bronzo Rio e campione del mondo Peppe Vicino, che davanti alla mia tesi secondo la quale, numeri alla mano, allenarsi non serve a nulla, mi ha fatto notare che i miei miglioramenti sono dovuti alle più benevoli condizioni del Po di quest’anno. Ma cosa volete che ne sappia lui di canottaggio! ;).
  • Ultimi, non per ultimi, grazie ai miei amici Sarah Mariani, per avermi aspettato fino alla fine delle premiazioni per un nuovo abbraccio, e Massimo Cerrina, per essere caduto in acqua in partenza dopo aver dimenticato di chiudere l’archetto di uno dei suoi remi, togliendomi almeno questa incombenza.
peppe
Foto di Claudio Cecchin

Il mio nome è Giuseppe Lamanna, conosciuto anche come Peppe l’ammacchione, e da due anni questa è diventata la mia famiglia sportiva, che a ogni edizione diventa sempre più grande. Se un giorno riuscirò a diventare un canottiere migliore sarà soprattutto per merito loro. Come diceva Yeats, più o meno, nel canottaggio non ci sono estranei, ma solo amici che non hai ancora incontrato. Allora venite a trovarci. Conosceteci. Sosteneteci. Vi stiamo aspettando. NOI SIAMO IL SILVERSKIFF.

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