RowInTeam: perché la forza è nel gruppo

L’unione fa la forza. Ma è davvero così? Spesso, infatti, non si tiene conto della personalità di chi si ritrova a far parte di un gruppo. E per funzionare non è sufficiente stare insieme, bisogna diventare una squadra.

Edoardo Verzotti (a sinistra) e Livio La Padula
Edoardo Verzotti (a sinistra) e Livio La Padula

E’ questo l’insegnamento più importante del canottaggio, forse l’ultimo vero sport di squadra rimasto. E non perché le individualità spariscano all’improvviso. Ma semplicemente perché quando sei sulla stessa barca (in senso stretto) non contano più.

La forza è nel gruppo

Ed è seguendo questa filosofia, forgiata da tanti anni di canottaggio ad alto livello, che Edoardo Verzotti e Livio La Padula hanno dato vita a RowInTeam, un progetto di team building dove la disciplina che li ha visti diventare campioni del mondo si mette al servizio del lavoro. Perché le dinamiche di gruppo sono uguali in qualsiasi ambito, nello sport come nella vita di tutti i giorni.

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D’altronde, puoi essere il canottiere più forte del mondo, ma senza i tuoi compagni non riuscirai mai a tagliare il traguardo per primo. E agire come parte di un team affiatato non significa annullare il valore dei singoli, ma insegnargli a mettere il proprio talento a disposizione degli altri.  E’ così che si diventa capaci di superare i propri limiti ed esprimere al meglio le proprie attitudini, con un grande beneficio per se stessi e per la propria squadra. Sportiva, lavorativa o familiare.

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«Il canottaggio mi ha dato molto», mi racconta Edoardo. «Me ne sto accorgendo in parte solo adesso. Prima, da atleta, quasi lo odiavo per tutto quello che mi ha tolto. Tu mi hai visto in occasioni di gare organizzate da amici che, anche se non li vedi quasi mai, basta un loro cenno e ti precipiti a dare una mano. Per me è come un restituire qualcosa, cercando di coinvolgere più persone che possano appassionarsi come noi a questo sport “maledetto”.

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A Beat It ho portato un amico che per la prima volta si è messo in gioco, affrontando i propri limiti. E con Stefano Basalini ho organizzato una barca di ex alunni del collegio Cardano di Pavia, dove stavamo quando studiavamo all’università. Con RowInTeam non pretendo nulla a livello agonistico, ma solo di seguire un filo che porta essenzialmente alla divulgazione. Un po’ di tempo fa, per esempio, io e Livio ci siamo presentati a una platea di 100 ragazzini. E veder brillare i loro occhi è stato emozionante».

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