Impressioni di voga ovvero dimmi su che barca remi e ti dirò chi sei

Le barche di canottaggio sembrano simili tra loro. Ovviamente, cambiano pesi e dimensioni a seconda del numero di vogatori e carrelli mentre il gesto atletico, ferma la macro distinzione tra vogata di coppia (due remi a testa) e vogata di punta (un solo remo per ciascun vogatore), ad un occhio inesperto può apparire sempre uguale a sé stesso. Tuttavia non è così.

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L’Otto, barca di punta per antonomasia, l’unica dotata di timoniere, è quella più lunga e anche la più veloce. Esige movimenti leggeri e rapidi specialmente nell’ingresso e nell’uscita del remo dall’acqua e nel conseguente “via di mani” e tutta la forza possibile quando il remo è in trazione. Sull’Otto si avverte la velocità. Si ha l’impressione che il tragitto da percorrere sia più breve e la presenza del timoniere consente di disinteressarsi dalle traiettorie e concentrarsi unicamente sulla vogata, ma guai a sbagliare i movimenti: non estrarre per tempo il remo dall’acqua, incorrendo in un “pesce”, ad alta velocità può risultare deleterio. La sensazione è quella di trovarsi a bordo di un motoscafo.

Gaetano Iannuzzi (Tim.), Lorenzo Carboncini, Niccolò Mornati, Alessio Sartori, Dario Dentale, Mario Palmisano, Luca Agamennoni, Pieluigi Frattini, Carlo Mornati.

Anche il Quattro di coppia è veloce. A differenza dell’Otto, il prodiere deve sempre tenere d’occhio la direzione della barca per impedire fortuiti scontri in allenamento e invasioni di corsia durante la gara. Quattro persone dotate ognuna di due remi rendono questa barca, simile a uno sgusciante millepiedi, sempre più popolare tra coloro che praticano lo sport remiero. Anche qui occorrono movimenti leggeri, ovviamente sono necessari affiatamento e coordinazione, come sempre nel canottaggio, tuttavia ciascun membro dell’equipaggio può contare sulla collaborazione degli altri tre per ovviare a qualche piccolo errore o a una momentanea crisi, perché ognuno di essi deve effettuare gli stessi movimenti. E’ come se fosse dotata di un motore con quattro cilindri in linea. La sensazione è quella di essere a bordo di un bob a quattro.

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Il Quattro senza tecnicamente esige maggior attenzione: è una barca di punta con due atleti che vogano sulla murata destra e due su quella sinistra, come se fosse dotata di un motore con quattro cilindri contrapposti. Occorre che le forze siano bilanciate ed il massimo affiatamento tra i membri dell’equipaggio, altrimenti non solo la barca prenderà una traiettoria sbagliata ma non riuscirà a planare. Rispetto al Quattro di coppia occorre essere maggiormente squadra: un buon Quattro senza è come un brillante quartetto d’archi che esegue Mozart. La sensazione è quella di essere a bordo di una veloce barca a vela.

Foto di Mimmo Perna
Foto di Mimmo Perna

Il Due di coppia è una barca leggera da trasportare ma che si fa pesante in acqua: i vogatori, quindi i cilindri del motore, sono soltanto due e pertanto non concede alcuno sconto nel caso in cui uno dei componenti l’equipaggio vada in crisi. In compenso, essendo una barca non eccessivamente lunga e dotata di quattro remi, è maneggevolissima e bastano piccole correzioni per aggiustarne la traiettoria. Ciò la rende in assoluto la barca più popolare, quella sulla quale si impara e si continua a remare a tutte le età. La sensazione è quella di correre in tandem.

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Il Due senza, barca di punta con a bordo due soli atleti, è diversa da tutte le altre: ciascun vogatore è padrone assoluto della propria murata, qualsiasi errore è proibito, occorre un perfetto bilanciamento di forze e di movimenti. La barca è pesante in acqua ed occorre lanciarla bene per renderla leggera, nel contempo bisogna curare attentamente la traiettoria perché, disponendo di un solo remo per lato, non risulta eccessivamente maneggevole. La sensazione è quella di cavalcare un cavallo brado: occorre avvertirne le vibrazioni, trasmettergli sicurezza, diventare un unicum con la barca e col proprio compagno di voga.

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Il Singolo è la barca più corta, leggera e facile da trasportare ma, disponendo di un unico vogatore ancorché con due remi e pertanto di un motore dotato di un unico cilindro, è anche quella più pesante e lenta in acqua. Non ci sono compromessi: si è da soli col proprio mezzo e bisogna fronteggiare, da soli, ogni tipo di situazione e di crisi. Inutile dire che prima di poter gareggiare in singolo occorre tantissima esperienza: un minimo errore significa essere disarcionati, come ad un rodeo, e cadere in acqua, esperienza inevitabile per i meno esperti ma che non mette al sicuro nemmeno i canottieri più abili. Bisogna averne padronanza assoluta: la sensazione è quella di condurre una moto.

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Queste sono le mie personali impressioni, limitate alle sei imbarcazioni che attualmente partecipano alle regate olimpiche. Al di là delle differenze, che mi fanno preferire le barche corte in allenamento, i quattro e l’otto in regata, su ognuna di esse è possibile provare quella sensazione di libertà, quel sentirsi in armonia con la natura che comincia ogni qual volta ci si stacca dal pontile per solcare un corso d’acqua o avventurarsi in mare lasciandosi alle spalle il rumore, il traffico, la confusione e la violenza del mondo in cui viviamo.

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