A… A… bbronzatissimi (gli altri) ovvero quando un canottiere si toglie il body diventa un Ringo Boys con le gambe

“Abbronzati tutti a chiazze. Pelli rosse un po’ paonazze. Sono i canottieri che prendono il sol”… così avrebbe cantato Mina nei favolosi Anni Sessanta se l’oggetto di una sua celebre canzone fosse stata il canottaggio.

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Perché l’arte del remo è davvero uno sport solare. In tutti i sensi. Impossibile, per chi lo pratica quotidianamente, non uscirne “illuminato”, ma soprattutto abbronzato. Anzi, abbronzatissimo. Sotto i raggi del Sole.

A… A… bbronzatissimi (gli altri)

Tuttavia, il canottaggio ha un lato oscuro. O meglio chiaro-scuro. E non è nemmeno un lato solo. Arriva un periodo dell’anno, infatti, in cui non è più possibile nascondere gli effetti degli ultravioletti sulla pelle. Non solo su quella esposta. Insomma, la drammatica verità è che quando un canottiere si toglie il body si trasforma inevitabilmente in un Ringo Boys con le gambe.

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Un dramma umano che si consuma ogni anno e che solo muratori e guidatori incalliti (quelli che viaggiano sempre con un braccio fuori dal finestrino per intenderci) sono in grado di capire fino in fondo. Perché dopo aver superato un malinconico autunno, resistito a un gelido inverno e oltrepassato brillantemente una capricciosa primavera, nella spensierata estate un alfiere del remo si ritrova con un body bianco latte tatuato sulla pelle.

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E così, orde di gaudenti ragazzi e ragazze di tutte le età iniziano a invadere le spiagge, sfoggiando con orgoglio il proprio corpo, scolpito dalla fatica dei duri allenamenti e quasi totalmente avvolto da una sorta di tribale maori: piedi bianchi. Gambe nere (solo davanti) fino a mezza coscia. Pancia e schiena pallide. Spalle rigate. D’altronde, il canottaggio è uno sport che ti si attacca alla pelle. Letteralmente.

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