Un giorno il Diavolo entrò in Canottieri e mi sussurrò: «Tu non sei abb… Madooo, ma che caldo fa qua dentro!»

Nelle società di canottaggio italiane non ci sono più le mezze stagioni. Si passa dal freddo glaciale artico al caldo Masai in un battito di colpi di remoergometro. Ed è un grosso problema. Perché se è vero che in questo sport tutto suda, esistono anche certi giorni in cui l’arte del remo andrebbe denunciata per oltraggio al sudore.

Remoergometro-(2)

Tuttavia, sono talmente ottimista che dopo un’ora sul ventolone penso che sia ancora tutto un grosso equivoco. Almeno fino al momento in cui, all’improvviso, due Hobbit entrano nella sala remoergometri, mi scagliano addosso un anello e scappano via, suscitando in me un turbinio di domande.

Un giorno il Diavolo…

Ed è questa una delle mie principali debolezze. Perché se invece di sollevare dubbi sollevassi i pesi, a quest’ora avrei il fisico di Romano Battisti. Comunque, decido che è arrivato il momento di ricordare al mio allenatore che il nostro rapporto non può essere un monologo (il suo), ma deve diventare una coreografia di menti (le nostre). Così mi dirigo verso di lui e mentre i suoi occhi affondano tra le pagine della Gazzetta dello Sport, avidi di sapere, gli punto contro un indice e inizio la mia filippica.

sudato

Allora, io con questo caldo 10 da 3000 non li faccio né ora né mai. Se ti sta bene è così, se non ti sta bene… li faccio subito. «Ecco bravo, e muoviti che fra poco arrivano quelli del crossfit». E senza alzare gli occhi dal quotidiano aggiunge: «Peppino ringrazia che hai trovato qualcuno che ti vuole bene, ti stimola e ti fa i programmi di allenamento. Il mio allenatore Aldo Calì uno come te non lo avrebbe utilizzato nemmeno per riempire le bottiglie d’acqua». E con questo caldo sarebbe stato pure utile. Così torno a sedere, mentre le lacrime scorrono sulle mie guance. Perché secondo la saggezza popolare, quando ti alleni in una società di canottaggio piangi due volte. Quando arrivi e quando vorresti andartene, ma l’allenatore te lo impedisce perché non sei neanche a metà della prima serie da 3000.

Rowing-gara

Comunque non bisogna dimenticare che nel canottaggio ogni evento è provocato da un altro evento. Tranne Mario Palmisano. Nessuno provoca Mario. Almeno non senza conseguenze. E quelle arrivano sempre. Le mie si palesano dieci minuti dopo sotto forma di spartani. Sembrano usciti da una copia a basso budget di 300. Un energumeno si piazza accanto a me e dopo aver lanciato uno sguardo sul mio display mi guarda con un sorriso di sufficienza. Così, finite le mie serie, l’ho guardato negli occhi e con l’audacia e l’incoscienza che solo un canottiere possiede con lo sguardo gli ho risposto: «Puoi essere grosso e forte quanto ti pare, ma se ti siedi sul carrello accanto al mio la risposta è sì… l’asciugamano te lo tengo io. Ci mancherebbe».

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