Italia-Germania 6-1

E’ evidente che a tirar calci si fa prima che a tirar di remo. E’ per questo che davanti a una palla, il giovane canottiere non rimane indifferente. Non è importante quanti chilometri ha percorso in acqua. Dopo estenuanti allenamenti, farà partire fantasiose sfide all’interno di improbabili campi di calcio.

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Non è importante quante coppe ha in bacheca. Col tempo, egli continuerà a sentire l’attrazione primordiale per quella rotondità. Non mi credete? Il maestro del remo Bepi Altamura ha vissuto un’epica partita. Mi ha raccontato questa storia.

Italia – Germania 6-1

Sono passati più di 50 anni. Mezzo secolo. Ma c’è chi ricorda ancora quel pomeriggio nuvoloso e freddo. Fine anni sessanta. Era l’ultima domenica di novembre. All’Accademia del Remo di Ratzeburg, Primo Baran stava scegliendo gli uomini che avrebbero dovuto sfidare i tedeschi. Campione olimpico a Città del Messico, aveva già mostrato in acqua quello che era capace di fare. Toccò a lui selezionare i compagni di squadra fra i 15 aspiranti e i 6 allenatori che la Federazione aveva affidato a Carl Adam, cinquantaseienne direttore dell’Accademia. Si ritrovarono in questa ridente cittadina, affacciata sull’omonimo lago, diviso a metà fra le due Germanie, dopo aver superato gli esami del corso per aspiranti allenatori dell’Acqua Acetosa.

Il due con Campione Olimpico di Primo Baran, Renzo Sambo e Bruno Cipolla
Il due con Campione Olimpico di Primo Baran, Renzo Sambo e Bruno Cipolla

Adam abbracciò l’arte remiera dopo un passato da campione mondiale studentesco di pugilato. Appassionato di fisica, modificò le convinzioni dell’epoca sulla chiusura della palata a “pendolo”. I suoi atleti riuscivano a portare un elevato numero di colpi, vogando con la schiena praticamente dritta nel finale. Faceva gravare lo sforzo in modo particolare sulle gambe, grazie anche all’uso di guide più lunghe, poco oltre gli 80 cm. I tanti successi dell’otto da lui allenato, a partire dal prestigioso titolo nelle olimpiadi di Roma, contribuirono ad accreditare l’interesse generale verso queste innovazioni. Nella settimana di lavoro, suddivisa tra la parte tecnica in barca e gli approfondimenti teorici in aula con l’ausilio di una ricca videoteca, ben nota al presidente del CUS Bari, Ignazio Loiacono, fu di fondamentale importanza, per il gruppo, la presenza di un interprete.

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Durante il soggiorno, come non giustificare l’audacia di una curiosità giovanile? L’incoscienza del pensiero libero? La leggerezza della gioventù che vola oltre le barriere? E così, bardati di macchine fotografiche al collo, muniti di rullini fotografici e obiettivi di ultima generazione, tentarono di portare a casa testimonianze visive dell’altra Germania, tentando di raggiungere col motoscafo, durante una pausa in acqua, quella invisibile linea di demarcazione tra le due Germanie. Percorse poche centinaia di metri, però, scattarono i mezzi di controllo della polizia. Furono subito circondati e il materiale fotografico sequestrato. Anche senza conoscere il tedesco, fu tutto molto chiaro: per evitare guai maggiori, in silenzio, assecondarono le richieste dei gendarmi. “Ve lo avevo detto!” fu il commento perentorio dell’interprete. Il tono della voce fece crollare l’esile speranza di poter tornare in possesso dei loro beni.

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Primo aveva le idee chiare su come affrontare i tedeschi, in raduno collegiale presso l’Accademia. Ogni week end uscivano in 8, per l’allenamento di fondo di 16 km. Presso le loro società, invece, si allenavano tutti in “2 senza”. Bepi osservava e annotava, senza lasciarsi sfuggire il minimo dettaglio. Grazie alla sua caparbietà, stava per diventare l’allenatore del CUS Bari. Era riuscito a partecipare al corso dell’Acqua Acetosa, convincendo all’ultimo momento il suo presidente. In quel pomeriggio invernale, all’interno di una palestra furono disegnate due porte sui muri. Stava per incominciare l‘incontro di calcio 6 contro 6. Tutte le pareti avrebbero “partecipato” al gioco. La durata fu fissata in un’ora, senza soste, con la palla che sarebbe stata sempre in movimento.

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“Tu, Fabrizio (Malgari), giocherai da libero. Sull’ala sinistra, Bepi. A destra, Matteo (Montesano). Orlando (il compianto Parmiggiani), centromediano. Infine tu, Pino (Sica), incomincia in porta. Cambio portiere, ad ogni goal subito”. Aveva piedi buoni, gambe straordinariamente possenti e un cuore che non tremava mai. Primo era irrefrenabile per gli spilungoni tedeschi, tutti al di sopra di 1,90 cm di altezza. Prendeva la palla dalla difesa e, con italica astuzia, la faceva carambolare sulla parete destra superando così il primo avversario. Con una finta di corpo, superava il secondo. Tunnel al terzo e, subito dopo, triangolo con Orlando, che gli restituì la palla proprio davanti al portiere. Dopo aver sbilanciato il portiere con una finta di destro, colpì la palla con un magico tocco di sinistro: 1-0.

Primo Baran (a sinistra), Renzo Sambo (al centro) e Bruno Cipolla (a destra). Foto tratta dal volume Centovent'anni in voga
Primo Baran (a sinistra), Renzo Sambo (al centro) e Bruno Cipolla (a destra). Foto tratta dal volume Centovent’anni in voga

Primo era incontenibile. Provò il tiro da lontano. La palla rimbalzò sul muro, sopra la traversa, dietro la porta tedesca, creando un boato assordante. Ritornò in campo sui piedi dello stesso Primo che, al volo, di sinistro, segnò il secondo goal. Primo era incontrollabile. I compagni di squadra gli passavano sempre la palla, perché lui sapeva cosa farne. L’impeto, la foga degli italiani, aveva sorpreso gli avversari. 3-0. 4-0. 5-0. 6-0. Quando mancavano pochi minuti alla fine, con un tiro da lontano, anche i tedeschi mandarono la palla in rete. Finalmente, il cambio portiere! Non cambiò, però, il risultato finale: 6 a 1.

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Lo stage di canottaggio si era concluso con una partita di calcio e con una vittoria, presagio propiziatorio della notte di Mexico 70 che l’Italia si accingeva a vivere. L’esperienza tedesca sembrava chiusa. Ma non per tutti. Un chiodo fisso assillava Bepi, venticinquenne brillante allievo del corso. “Cerca di procurarti qualche pizza” si era raccomandato con lui il suo presidente, ed egli non voleva disattendere questo desiderio. Così quella sera, assaporando al bar una spumeggiante e corposa bionda tedesca, decise improvvisamente di non partire l’indomani. Sarebbe rimasto un’altra settimana a Ratzeburg, con quel preciso scopo. D’altronde, il trionfo calcistico meritava un premio. E 3 bobine da 8 mm da appendersi al collo, sembravano il giusto riconoscimento!

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