La verità è che gli psicofarmaci costano e allora uno rema

Mi piace il canottaggio perché ci ritrovo le cose che amo. L’eleganza del gesto. La dedizione. Il tempismo. Il rapporto con la barca, con l’acqua e con i compagni. Amo questa disciplina perché non è solo un viaggio sull’acqua. Non sono solo remate che si susseguono per ore, macinando chilometri.

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E’ anche un esercizio di consapevolezza, nei ritmi lenti della fatica fisica. Un viaggio dell’anima per imparare a guardare dentro di noi e provare ad ascoltarci. Uno di quei viaggi che oggi in pochissimi scelgono di intraprendere, perché i tempi sono cambiati. Perché la velocità è divenuta valore esistenziale.

Gli psicofarmaci costano e allora uno rema

Viviamo nell’epoca dell’immagine, dove a comandare è la forma. E la sostanza è perduta. Si è inevitabilmente smarrita quella dimensione dei ritmi lenti che ci consentono di essere “semplicemente” umani. Invece, siamo spinti a correre e rincorrere. Perché chi si ferma è perduto. Ma non sul carrello di una barca. Chi si ferma al canottaggio non si è perduto. E’ arrivato. Perché l’arte del remo non è solo andare dal punto A al punto B il più velocemente possibile. E’ anche avere la reale consapevolezza di cosa ci sia tra questi due punti.

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Il canottaggio è uno sport di equilibri, soprattutto umani. Ti insegna a trovare la stabilità sull’acqua, ma poi sposta il tuo equilibrio nella vita di tutti i giorni. E allora a volte succede che ti sbilanci e cadi in acqua. Ma è il nostro cadere più vero nel mondo. Remare è soprattutto un modo per tornare un po’ più umani. Riconquistare la distanze per quello che sono, senza farci distrarre da inutili orpelli e perderci tutta quella bellezza che ci passa accanto ogni giorno. Apprezzare la natura che ci circonda, respirare gli odori degli elementi. Brian Hoffman sosteneva che i nostri problemi sono iniziati quando abbiamo smesso di saltare nelle pozzanghere e ci siamo preoccupati di non bagnarci i piedi. Aveva perfettamente ragione.

psicofarmaci

L’arte del remo è un vortice d’acqua che vuole ricondurci al senso elementare delle cose. Come l’amore e la poesia. E a me piace il canottaggio e mi piacciono i canottieri, perché sono come me. Hanno le stesse illusioni. La stessa curva di dolore. Il peso delle esperienze e una certa follia. Siamo una razza umana diversa, che conserva la propria bellezza nella sua imperfezione. E ogni volta che saliamo in barca succede qualcosa di straordinario. Di magico.

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Parafrasando Fabrizio Caramagna, quando ci accomodiamo sul carrello della nostra barca, la nostra infanzia spunta veloce dal nulla e ci sale veloce sulle spalle, ci stringe i capelli brizzolati fra le manine e sorridendo ci dice: “Non è cambiato nulla. Io e te non ci lasceremo mai”. Ed è bellissimo tornare bambini. Almeno fino a quando i nostri piedi non toccheranno nuovamente il pontile. Perché gli adulti sono fin troppo seri e in fondo il nostro piano è sempre stato questo: essere felici, non essere perfetti

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1 Comment

  • Ti svegli ed hai paura di quella immane fatica che farai . Sei sopra la barca e ti attacchi al remo/i con la gioia nel cuore. Il tuo allenamento una sublimazione del dolore. Il tuo sonno quello dei giusti.

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