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L’importanza della visita medico sportiva nel canottaggio

Sport e salute. Sembra un binomio ovvio per chi pratica attività fisica. Ma come hanno dimostrato alcuni episodi passati (su tutti, la morte in campo del pallavolista Vigor Bovolenta e del calciatore Piermario Morosini, il 24 marzo e 14 aprile 2012) praticare agonismo, ma anche solo tenersi in forma può essere rischioso senza le necessarie accortezze.

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La prima è la visita medico sportiva. Passo spesso sottovalutato da atleti (amatori e non) e società sportive, che considerano il controllo dell’idoneità fisica solo una pratica burocratica. Niente di più sbagliato.

Nel canottaggio, la visita medico sportiva è fondamentale

Nella prevenzione in ambito sportivo, l’Italia, almeno sul piano legislativo, è uno dei Paesi più attenti: già nei primi anni Ottanta, ha reso obbligatorie le visite con medici generici (per l’attività non agonistica) e sportivi (per quella competitiva). Nell’aprile 2013, l’allora ministro della Sanità Renato Balduzzi ha approvato un decreto salute che rende obbligatoria una certificazione analitica specifica per lo sport praticato e non più solo un certificato di sana e robusta costituzione.

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Un passo avanti, dunque, soprattutto per chi pratica sport a livello amatoriale. Ma siamo sicuri che il controllo più accurato di un semplice medico di base basti a scongiurare patologie o disturbi che si potrebbero manifestare solo sotto sforzo? Forse no. E allora meglio spendere qualche euro in più, in media una sessantina, per sostenere una visita agonistica, anche se ci si vuole solo tenere in forma. Perché, come sostengono i medici, se c’è una malformazione cardiaca o una patologia non nota, può bastare uno sforzo banale per mettere a rischio la salute.

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Senza inutili allarmismi, dunque, è bene tenersi semplicemente sotto controllo. Il primo passo è l’elettrocardiogramma sotto sforzo (solitamente si sale e scende da uno scalino per tre minuti oppure si usa la cyclette) e a riposo: l’obiettivo è capire il comportamento del cuore e la capacità di recupero dopo lo sforzo. La seconda tappa è la spirometria, per controllare la capacità polmonare e il grado di apertura dei bronchi. Ultimo passo, l’esame delle urine: serve a valutare l’eventuale presenza di malattie infiammatorie, infettive o degenerative/neoplastiche a carico dei reni, della vescica, della prostata ma anche di malattie metaboliche. Analizzati questi dati, il medico sportivo può anche chiedere di approfondire il quadro clinico con esami del sangue ed ecocardiogramma. Quest’ultimo controllo rappresenta un passo molto importante, che tutti gli atleti di alto livello fanno, e permette di capire la morfologia del cuore.

L'holter

L’holter

Un altro strumento non invasivo che serve ad analizzare l’attività elettrica del cuore è l’holter, un apparecchio che, tramite alcuni elettrodi applicati sul petto, registra per 24-48 ore il battito cardiaco del paziente che, nel frattempo, può continuare a svolgere le normali attività quotidiane. Certo, questi esami ulteriori hanno un costo in più (comunque sostenibile col Sistema sanitario nazionale), ma non certo alto come quello che si rischia non facendo controlli sufficienti. Per elevare la sicurezza e il soccorso in caso di crisi cardiache, il decreto Balduzzi ha inoltre reso obbligatoria “la dotazione e l’impiego, da parte di società sportive sia professionistiche che dilettantistiche, di defibrillatori automatici e di eventuali altri dispositivi salvavita”. Strumenti che devono essere presenti anche nel corso di qualunque manifestazione sportiva dilettantistica e non. Si tratta di un passo fondamentale che, come hanno dimostrato gli ultimi casi di cronaca, può servire a salvare la vita a sportivi professionisti e della domenica.

Canottaggio: il primo passo è la visita medico sportiva

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Stefano Lo Cicero Vaina

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