Anche se la maggior parte delle persone continua a sostenere che non sia tutto, vincere è la cosa più bella del mondo. E nel caso specifico di un canottiere, è l’unica cosa che conta. Perché a questa parola, un alfiere del remo dà un valore molto più profondo del semplice ”tagliare il traguardo per primo”.
E’ un insegnamento che ho imparato da mio padre Giuseppe e dal mio allenatore Antonio La Padula: vincere significa lavorare più duro e dare più di chiunque altro. Non solo in barca, ma nella vita. Ed è proprio al nostro coach che io e il mio prodiere Giovanni Abagnale abbiamo dedicato la vittoria ai Campionati Italiani di Varese nel Due Senza. A lui, che in 20 anni e tra infinite medaglie olimpiche e mondiali da allenatore, ha finalmente messo in bacheca anche il primo titolo italiano Senior Assoluto.
Vincere nel canottaggio: la ricetta di Vincenzo Abbagnale
La vittoria è un lavoro di squadra, una sorta di triangolo che nasce sulla base di tre elementi fondamentali: fisico, tecnico e mentale. Sono tre parti essenziali e se ne viene a mancare uno, la figura non esiste più. E nel nostro sport diventa indispensabile prepararci sotto tutti questi aspetti. Ogni gara a cui partecipo fa storia a sé. Mi alleno con costanza, senza pensarci troppi giorni prima. Entro nel clima della sfida solo quando ci sono molto vicino.
La musica mi aiuta parecchio in questo senso. Quando indosso i miei “cuffioni”, anche durante il riscaldamento, il mondo esterno scompare e io posso concentrarmi al meglio. Poi, da capovoga, al momento della gara la mia mente ritorna alla realtà, pensando alla strategia da adottare. E purtroppo avere un piano non serve a molto, perché la maggior parte delle volte i tuoi avversari ti costringono a cambiarlo all’improvviso. E tu devi essere pronto a farlo. Sempre. In gara, cerco di essere concentrato solo su me stesso, sul mio corpo e i suoi movimenti, e sulla mia barca. Solo ogni tanto (e con la coda dell’occhio, cit. Giuseppe La Mura) do un piccolo sguardo agli avversari!
Nel canottaggio si vince e si perde, ma quello che conta è saper fare entrambe le cose da uomo. Una medaglia è senza dubbio una cosa stupenda, ma se non vali qualcosa senza, vincere non ti serve a niente. E quando scendo dalla mia barca, a prescindere da come sia andata la gara, mi considero sempre un vincente. Perché i vincitori a volte perdono, hanno le loro rinunce, i loro problemi, i loro limiti. Ma quello che li rende diversi dagli altri è che non si arrendono mai.






