Il canottaggio italiano: uno sport per tutti

Tra le tante qualità che fanno del canottaggio uno degli sport più belli del mondo, ce n’è una in particolare che amo più delle altre: l’essere uno sport molto popolare. Non stiamo parlando di fama, ma della sua straordinaria capacità di non fare distinzioni sociali tra le persone. Sul carrello di una barca siamo tutti uguali.

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Tuttavia, se in Italia gli alfieri del remo sono tutti uguali, nel resto del mondo alcuni sono più uguali degli altri. Me lo ha fatto notare l’amica canottiera Daniela Bialetti, che trovandosi di fronte la pubblicità della Patek Philippe, una celebre marca svizzera di orologi di lusso, non ha potuto fare a meno di chiedersi perché in terra elvetica il canottaggio venga considerato uno sport di élite, al punto da associarlo a un oggetto che può costare anche ventimila euro.

Uno sport per tutti: il canottaggio italiano

E’ una visione tipicamente anglosassone, quella che vede nel canottaggio uno sport per pochi eletti. Forse perché agli inizi della sua storia moderna, questo sport veniva praticato principalmente all’interno dei club più prestigiosi del Paese di Sua Maestà come Oxford, Cambridge, Eton, Westminster, Rugby, Arrow e Winchester. Inoltre, secondo quando riportato dall’Enciclopedia Treccani: «Il canottaggio inglese ha conservato a lungo la sua matrice dilettantistica, rigidamente definita nella seconda metà dell’Ottocento, in epoca vittoriana. Al tempo l’ARA (Amateur rowing association) nello stabilire le regole conferì lo status di dilettante solo ai gentiluomini.

L'equipaggio di Oxford

L’equipaggio di Oxford

Operai, meccanici e artigiani venivano esclusi dalle competizioni solo per il fatto di appartenere a un ceto sociale considerato inferiore. Questa regola discriminatoria creò molti problemi: in una gara a Henley un otto olimpico australiano fu espulso, perché composto da semplici poliziotti. L’incidente ebbe un seguito diplomatico e portò alla nascita, nel 1890, della NARA (National amateur rowing association), che abrogò quella norma antistorica sul dilettantismo, ma che poi si vide rifiutare dall’ARA l’iscrizione dei suoi equipaggi a Henley. Solo nel 1952 questa restrizione fu cancellata con la fusione delle due associazioni di canottaggio».

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In oltre sessant’anni, per fortuna, qualcosa è cambiato. La base del canottaggio si è allargata a tal punto, che l’unica discriminante di questo sport oggi è solo il cronometro. D’altronde, che al polso ci sia uno Swatch o un Patek Philippe, il tempo è uguale per tutti. Ma alla fine, forse nemmeno lui è in grado di misurare il vero valore di chi si danna l’anima sul carrello di una barca.

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Giuseppe Lamanna

Campione Olimpico nel perdere tempo, sono un giornalista che rema o un canottiere che scrive

2 Comments

  • Rispondi luglio 16, 2014

    Paola

    I tuoi articoli sono per me un riferimento, ben scritti… non a caso ….. e divertenti, giusto equilibrio tra leggerezza e rigore della disciplina sportiva …… tra le più pesanti….. Grazie

    • Giuseppe Lamanna
      Rispondi luglio 17, 2014

      Giuseppe Lamanna

      Grazie a te Paola!

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