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Nel canottaggio il nemico è alle porte… di casa!

Dall’alto della sua ventennale esperienza nel mondo del remo professionistico, il mio mentore Gigi Ganino ha voluto mettermi a conoscenza di una delle leggi fondamentali di questo sport: «Peppì, la verità è che nel canottaggio il peggior nemico che potrai mai incontrare… sei tu!».

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Tuttavia, non dobbiamo mai dimenticare che la verità è un ingegnoso miscuglio di apparenze e utopia. Infatti, se per un atleta professionista il rivale più forte da affrontare è l’immagine che ogni giorno vede riflessa nello specchio, per uno sportivo amatoriale come il sottoscritto (che impropriamente qualcuno definisce hobbista) il vero nemico è alle porte… di casa!

Il nemico è alle porte di casa, nel canottaggio

Per me, la gioventù non è una stagione della vita, ma uno stato mentale. Per la mia gentile sposa e il resto della popolazione femminile no. Ecco perché questo “rigurgito” di adolescenza, che il canottaggio porta con sé nella vita di chi continua a remare dopo i 30 anni, viene recepito in maniera ostile dalla maggior parte delle donne.

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Chi non si è mai sentito ripetere frasi come: «Guarda che non ci sto più dietro a tutta questa roba da lavare e stirare», oppure «Ti sei allenato due volte questa settimana, possibile che non basti?». Se all’inizio di ogni relazione questo sport poteva essere tollerato, perché ingenuamente il popolo femminile coltivava la vana speranza del “tanto gli passerà” o ancora peggio “riuscirò a cambiarlo”, dopo dieci anni di forzata convivenza a tre sotto lo stesso tetto (laddove non siano presenti anche dei figli) il canottaggio si trasforma in un male da curare a tutti i costi e con ogni mezzo.

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Così, il canottiere si ingegna per trovare alternative percorribili. I più lungimiranti, come l’amico Livio La Padula, scelgono direttamente una canottiere come compagna. I più fantasiosi, invece, inventano delle vere e proprie sceneggiature originali o addirittura relazioni extraconiugali pur di giustificare i ritardi con cui rientrano a casa dopo l’allenamento. I più estremi, infine, preferiscono condannarsi a una vita di solitudine fin da subito, restando a vivere a casa della mamma. Per tutti gli altri invece, parafrasando il grande Lino Banfi, sono volatili per diabetici.

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Così, l’alfiere del remo giunge a un’unica soluzione possibile, essere tutto: marito, padre, tuttofare, casalingo, domestico, amante, amico e naturalmente canottiere. Questo, naturalmente, nelle poche ore in cui non deve lavorare. Il canottiere amatoriale affronta la sua più grande sfida tutti i santi giorni, appena i suoi occhi decidono di aprirsi. Perché è la passione a guidarlo e farlo smettere di remare sarebbe come chiedergli di non amare mai più. Impossibile.

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Giuseppe Lamanna

Giuseppe Lamanna

Campione Olimpico nel perdere tempo, sono un giornalista che rema o un canottiere che scrive

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