A Napoli c’è un detto: «Quann’ ‘o peducchio saglie ‘ngloria, perde ‘a scienza e ‘a memoria». Tradotto: quando il pidocchio sale in gloria, perde la ragione e la memoria. D’altronde, anche se il successo è figlio dell’audacia, è l’umiltà a renderci forti.
Spesso si pensa erroneamente che solo un principiante debba imparare. Nel canottaggio non è così. Proprio come il titolo di una celebre commedia di Eduardo De Filippo, anche nella disciplina del remo gli esami non finiscono mai. Così si arriva alla Lezione N° 4: non importa quanto sei bravo, non arriverai mai.
Non importa quanto tu sia bravo, non arriverai mai: Lezione N° 4
E’ lo stesso Giuseppe La Mura a chiarire questo aspetto: «Il grande lavoro per adeguarsi alla tecnica di voga fa diventare il canottiere modesto. Arriva in alto sentendosi inadeguato. Tuttavia, basta una breve pausa e si perde la coordinazione. Fine. Peppe Abbagnale, soprattutto dopo le prime vittorie, proprio non accettava che io lo rimettessi in discussione come quando era ragazzino».
«Io gli facevo vedere i filmati e gli spiegavo che esiste l’involuzione tecnica e lui “io non capisco, mai visto uno che impara a scrivere e poi si dimentica come si scrive”. Remare è complesso, il canottiere non può mai dire: sono arrivato». Una lezione importante, questa, da non dimenticare mai. La via del canottaggio è faticosa, piena di buche, in salita e soprattutto senza fine. E quando Giuseppe La Mura dice che nessun canottiere arriverà mai, intende dire che l’importante non è focalizzarsi sulla meta, ma godersi il viaggio.






