Nel mondo del canottaggio, l’8 è la regina delle barche, una specialità spettacolare adatta a chi ama lo spirito di squadra e predilige la forza bruciante. Secondo il significato dei numeri, invece, l’8 è il simbolo della capacità di raggiungere risultati duraturi e rappresenta la capacità di governare il potere materiale e spirituale.
Chi sale su questa barca, lo fa insieme ai suoi 8 nuovi migliori amici, che per lui sopporteranno il freddo pungente o il caldo soffocante, ignorando i dolori muscolari e le vesciche alle mani. Perché in questa gara, che è uno scatto prolungato lungo più di cinque minuti, tutti condividono la stessa passione. Una testimonianza diretta di questo affiatamento ci arriva dai Rematori Cigno Bruno, gruppo di appassionati tesserati con il DLF Treviso, che lo scorso 16 febbraio 2014 ha preso parte alla gara di fondo D’Inverno sul Po a Torino.
«Esserci è la nostra vittoria»: i Rematori Cigno Bruno
«Abbiamo vinto, non tanto per la classifica (sono arrivati ultimi, ndr), ma per il traguardo raggiunto. Era il 7 settembre 2013 quando abbiamo messo in acqua la vecchia del ’36 dopo aver fatto scuola con l’immortale Jole. Remare di punta… un po’ come cambiare sport, un’altra categoria. Alla soglia dei quaranta ci siamo inventati canottieri, in maniera forse irriverente e con quella massiccia dose di goliardia che ci contraddistingue. Per scherzo Stefano, trascinato da Nicola, un giorno dice a Luca che coinvolge Tiziano assieme a Giovanni. Seba ci guarda un po’ perplesso, ma in fondo con la voglia di vedere onorato questo nobile sport, fatto di fatica e spirito di squadra. Poi un giorno campeggiano sull’uscio del DLF Marco, Diego e Andrea. Per gioco si unisce anche Davide, 13 anni, che nei weekend si trasforma in timoniere.
Ma chi di noi aveva mai accarezzato un remo? Quasi un sacrilegio per i mostri sacri che hanno sudato sul Sile e intriso di fatica le pareti della palestra del DLF. Poi, alla fine arriva pure Nicola e via con la pazza idea di partecipare alla gran fondo di Torino, dove nasce presso il Cerea la FISA (Fédération Internationale des Sociétés d’Aviron) nel 1892. In 5 mesi, grazie alla passione e agli allenamenti, ci siamo confrontati con chi del canottaggio ne ha fatto una ragione di vita. Abbiamo capito di potercela fare e la bellezza di questo sport elegante, faticoso, intelligente che unisce e insegna lo spirito di squadra, dove non ti puoi nascondere e tutti dipendono da tutti. Abbiamo portato l’ammiraglia del canottaggio, l’8, al traguardo dopo 6000 metri sul Po, sapendo di aver posato con un certo signor Giuseppe Abbagnale, che vinse l’oro alle Olimpiadi, come il nostro Primo Baran, che tra le mura della nostra sede ha lasciato il suo spirito».






