L’amicizia è un bene prezioso, l’unica cosa in grado di tenere unito il mondo. Ed è un tormento, perché nella maggior parte delle situazioni essere un vero amico è scomodo. Gli amici non si scelgono per caso, ma secondo le passioni che dominano la nostra vita. Ecco perché trovarne uno equivale a scoprire un tesoro.
Sono convinto, nonostante l’avverso parere di chi mi allena, che nel canottaggio l’amicizia sia ancora più importante, perché due compagni di barca devono possedere la stessa sintonia che esiste tra due amici. Una tesi, la mia, supportata da un fatto inoppugnabile: il rapporto che unisce Martino Goretti ed Elia Luini. Due atleti straordinari, uniti dalla passione per il canottaggio e da un’amicizia che va oltre il “semplice” fare barca insieme.
Martino Goretti ed Elia Luini: due uomini in barca
«La prima volta che ho visto Elia», racconta Martino Goretti «Era il 1999. All’epoca io non remavo ancora. Eravamo presso la Moto Guzzi di Mandello del Lario ed Elia faceva il 2- con il grande Carlo Gaddi. La prima cosa che ho pensato è stata “ma con il fisico bestiale che ha, perché fa proprio canottaggio? Potrebbe fare qualsiasi altro sport ed essere il numero uno». Gli fa eco Luini: «Ho conosciuto Martino durante il quadriennio olimpico di Londra. Quando è entrato in squadra, io ero già in barca olimpica sul doppio. Abbiamo iniziato a remare insieme dopo Londra. Ho pensato subito che fosse un buon atleta, sopratutto perché ha una grande voglia di vincere. E per uno sportivo questa è un’ottima qualità!».
Se è vero che tra amici ci si intende meglio che tra parenti, Luini e Goretti si capiscono sempre al volo. «E’ impossibile spiegare l’intesa perfetta che abbiamo in barca. C’è e basta», sottolinea Goretti. «Quando facciamo il due senza, usciamo solo il giorno prima della gara. E va sempre bene. Forse, il nostro segreto è che siamo entrambi un po’ “immaturi”, spesso fuori dalle righe. Però, quando c’è da fare sul serio, ci fidiamo al 100 per cento l’uno dell’altro». E nel canottaggio, come nella vita, la fiducia è la cosa più importante. Esistono alcune amicizie che non possono essere tradite, una di queste è quella che ti lega al tuo compagno di barca.
Un amico è uno che sa tutto di te e nonostante questo gli piaci. «Uno dei tanti pregi di Elia», racconta Martino «è quello di sopportare in barca il mio perfezionismo. E le poche volte che ci capita di discutere, si incazza per massimo due palate. Un difetto? Non mi fa mai dormire al pomeriggio!». Anche Luini ha qualcosa da dire: «In barca, Martino è generoso e non si risparmia mai durante gli allenamenti. Difetti? A volte è impulsivo, si fa prendere dall’agonismo e vuole fare troppo, non sapendo aspettare il momento giusto. Questo può essere un bene, ma anche un male». Oscar Wilde diceva che l’amicizia è più tragica dell’amore, perché dura più a lungo. Ma nonostante questo, nessuno dei due ha dubbi. «Non c’è nemmeno da domandarselo», conclude Martino. «Elia è il mio compagno di barca ideale. Certo, se pesasse 68 kg sarebbe meglio, ma cerco di accontentarmi!». Gli risponde Elia: «Anch’io sono felice di averlo incontrato, perché abbiamo un bel rapporto di amicizia. Martino è il mio compagno di barca ideale, perché andiamo forte anche fuori dall’acqua».







