Ci sono momenti nella vita di un canottiere, non molti a dire il vero, in cui è necessario fermarsi per fare un bilancio e capire cosa stai facendo, come lo stai facendo e dove stai andando. Crisi esistenziale? Non proprio. Forse. Quasi. Probabilmente. Però, alcune circostanze ti spingono verso riflessioni importanti, frutto delle esperienze accumulate. Qualcuno una volta ha detto che si impara a vivere quando ormai non serve più a niente. Spesso è così. Però è anche vero che condividere la propria conoscenza è un dovere, specialmente quando si tratta di saggezza nata dall’esperienza personale.
In quest’ultimo anno da canottiere ho imparato tanto. Non solo sull’arte del remo, ma soprattutto sulla natura umana. In primo luogo, ho imparato a rispettare il mio allenatore e i miei compagni di club. Era già un valore acquisito, ovviamente, ma iniziare a fare canottaggio a 38 anni significa ascoltare davvero chi ti sta davanti, perché in ogni dialogo, scambio di opinioni, discussione e cazziata, può nascondersi una svolta per il tuo futuro sportivo.
Cosa ho imparato, cosa imparerò nel canottaggio
Sono assolutamente convinto che il canottaggio sia uno sport per sognatori. Altrimenti non lo avrei mai scelto. Però, ho imparato anche che per correre dietro ai propri sogni ci vuole un fisico bestiale. Perché se vogare fosse facile, lo farebbe chiunque. Invece, la dura realtà è che tutti possono remare, non tutti possono essere un canottiere. Ma nonostante ciò, l’arte del remo rimane la mia visione onirica. Purtroppo è la passione che mi frega. Ho imparato anche che i sogni vanno conservati, perché non si può mai sapere quando ne avrai bisogno. E soprattutto ho capito che nonostante ci provino in tanti, nessuno può domare un sognatore.
Ho imparato che il mondo è piccolo, ma quello del canottaggio ancora di più. Ho capito che nell’arte del remo siamo tutti uguali, ma alcuni sono più uguali di altri. E non ci si può fare proprio niente. Ho scoperto anche come ci si deve “infilare in un tubo”. E che alla fine del tunnel non vedrò mai la luce, ma la faccia di Gigi Ganino che mi grida: “Peppì, l’acqua te le ì a rubbà”. E ho imparato a non finirci più dentro, all’acqua, ma ho capito che ogni volta che salirò in barca mi sentirò sempre come un mucchietto di neve in un mondo col sale in mano (cit. Franco Arminio).
Gigi Ganino ha perfettamente ragione quando mi dice: «Peppì, tu sei un sognatore, ma un bravo allenatore questo lusso non se lo può permettere. Il mio compito è quello di non creare false speranze e dirti le cose esattamente come stanno». Però ho capito anche che finché continuerò a sognare da solo, non combinerò mai niente. Quando finalmente riuscirò a convincere Gigi ad accettare le mie fantasie, allora costruiremo qualcosa di incredibile insieme. E dopo che avrò vinto la mia prima gara, sarà la prima persona che andrò ad abbracciare. E quel giorno sarà lui a ringraziare me, non solo perché gli avrò insegnato a credere di nuovo nei sogni, ma anche perché io, probabilmente, non riuscirò a parlare.








Sergio
Peppì il canottaggio va fatto da giovani come lo ha fatto Gigi. Alla tua età , te lodice un 57 enne, si deve solo godere del fruscio della barca, del remo che entra e esce dall’acqua, del tramonto o dell’alba e ti assicuro che anche a 100 anni se tu potessi vivere un tramonto o un’alba in una barca di canottaggio nel golfo di napoli capiresti che sei ad un passo dal toccare il paradiso con un dito. Il canottaggio è dedizione, sacrificio, impegno, rispetto, sofferenza, amore ma stamm a sentire e come dice giggi non fare il sognatore goditelo per l’età che hai e lascia che l’agonismo , quello vero, lo facciano i giovani o quelli che hanno l’età giusta per farlo. Praticalo da master ma senza mai passare i limiti perchè esiste una sola età per affermarsi nello sport ed è quella della gioventù , la cosa più rovinosa per questo sport sono i master che in vecchiaia vogliono raggiungere traguardi mai aggiunti in gioventù. Salutami Gigi e mi raccomando:l’acqua te le i a cerca semp.