Pensavo fosse amore, invece era un due di coppia - Parte 2

Tre Uno Zero. Trecentodieci. O meglio, tre minuti e dieci secondi. E’ questo il tempo che mi separa dal mettere le mani sul mio agognato compagno di barca. Eccoli i numeri della fortuna che Gigi Ganino in Pensavo fosse amore, invece era un due di coppia - Parte 1 mi ha dato giocare sul ventolone della (in)felicità. E appena mi è stata servita la sfida non ho avuto un attimo di esitazione, accettando subito.

Gli sloveni Luka Spik e Iztok Cop, campioni olimpici a Sidney nel 2000

Gli sloveni Luka Spik e Iztok Cop, campioni olimpici a Sidney nel 2000

D’altronde, prima di fare una cazzata non bisogna pensarci troppo. Altrimenti ti passa la voglia. Il rapporto tra me e Ganino è come una partita a poker: non contano tanto le tue carte, quanto capire la consistenza di quelle che ha il tuo avversario. Io e Gigi giochiamo la nostra mano a viso aperto da quasi un anno. Ma se dopo tutto questo tempo non ho ancora capito chi tra noi due è il pollo da spennare, allora può voler dire solo una cosa: il pollo sono io.

Era un due di coppia… pensavo fosse amore

Tuttavia, da buon giornalista, non voglio trarre conclusioni affrettate. Ho bisogno di documentarmi e chiedere a chi il canottaggio lo conosce meglio di me se sono stato appena fregato oppure no. La prima opinione è quella del mio desiderato compagno di barca Stefano, che con la delicatezza che lo contraddistingue cerca di indorarmi la pillola dicendo: «Hai un unico modo per poter fare 3.10 sui mille metri sul remoergometro: infilarti un razzo nel culo». Non riuscendo a capire cosa abbia voluto dire con queste sibilline parole, mi avvalgo di un secondo parere. Questa volta lo chiedo a un canottiere con il cuore a misura d’oceano, di cui vi ho già parlato in La rivincita del master: la storia di Francesco Rofi.

Gli inglesi Zach Purchase e Mark Hunter

Gli inglesi Zach Purchase e Mark Hunter

Pochi mesi prima, Rofi ha fermato il tempo sulla stessa distanza a 2.51.4. «Franz amico mio, tutto bene? Stavo riguardando quel fantastico mille metri che mi avevi mandato. Per avere il compagno di barca che desidero, quel malvagio del mio allenatore mi ha posto una sfida. Scendere sotto i 3.10 sulla stessa distanza. C’aggia fà?». «Peppe 3.10 non è poco. Pensa che con lo stesso tempo quest’anno vincevi i Campionati italiani. Per abbassare i tempi devi fare tanti pesi: pull, trazioni e salita e voga. Il trucco è nel partire al remo, fare i primi 500 metri in “economia” e poi sparare tutto negli ultimi 250. E’ un fatto mentale e quando inizi a sentire la fatica, chiudi gli occhi. Usa testa e cuore. Io sono facilitato, perché anche da ragazzo andavo fortissimo al remoergometro». Ecco, io invece sono imbattibile solo alla Playstation.

Elisabetta Sancassani (a sinistra) e Laura Milani (a destra)

Elisabetta Sancassani (a sinistra) e Laura Milani (a destra)

Provo ad analizzare la mia situazione, ma non riesco a trovare la lucidità necessaria per riflettere sul da farsi. Perché nelle orecchie mi risuonano ancora le parole ammaliatrici del mio tecnico: «Peppe se ti do questo obiettivo è perché sono sicuro che sia alla tua portata». Certo che è alla mia portata, ma solo se seguo il consiglio di Stefano! Insomma, come nella migliore tradizione partenopea, mi è stato fatto un pacco, doppiopacco e contropaccotto. Per dirla in parole povere: Ganino m’hà fottut. Ma dovevo aspettarmelo. 1) Perché secondo il Teorema di Stockmayer, se una cosa sembra facile, è dura. Se sembra difficile, è fottutamente impossibile. 2) Perché esistono solo due modi per fregare Gigi. E nessuno dei due funziona.

Francesco Fossi (a sinistra) e Romano Battisti (a destra)

Francesco Fossi (a sinistra) e Romano Battisti (a destra)

Però il dado è tratto e adesso le alternative sono solo due: remare forte oppure andare a casa. Una volta, mentre provavo il massimale sui 250 metri, vedendo i miei imbarazzanti tempi Raffaele Mautone spese una parola di conforto nei miei riguardi dicendomi: «Peppì, sei debole come un bambino di otto anni che non si impegna. Però, Steve Redgrave, il più grande canottiere di tutti i tempi, una volta ha detto: “Non tutti possono essere un campione olimpico o essere i migliori nel proprio campo. Ma possiamo essere meglio di quelli che siamo. Tutti noi possiamo migliorare e superare i nostri record personali”». Quindi non mi resta che andare avanti e provarci lo stesso. Nonostante tutto il vento contrario.

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Giuseppe Lamanna

Campione Olimpico nel perdere tempo, sono un giornalista che rema o un canottiere che scrive

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