Pur conoscendo il valore dei ricordi, capita che la memoria ci tradisca. Dimentichiamo le date, non ricordiamo alcuni momenti del passato e la nostra mente smarrisce password essenziali. Ma le persone no. Quelle, nel bene e nel male, le portiamo dentro di noi. Per sempre. E capita anche di incrociare le vite degli altri, senza che le rispettive esistenze si sfiorino. Non subito almeno. E spesso le persone giuste le trovi per caso, magari mentre sei impegnato a cercare qualcos’altro.
Non ricordo cosa stessi cercando quella domenica 15 dicembre del 2013, quando accompagnai il mio compagno di barca putativo Stefano Lo Cicero presso il PalaCus di Milano, alla prima edizione della Beat It Indoor Rowing Sprint. Forse fu la curiosità di assistere alla mia prima gara di canottaggio, anche se a secco. Chi può dirlo? Alla fine, l’unica cosa certa è che la serendipità mi fece incrociare la strada di Mario Palmisano.
Mi ricordo, sì io mi ricordo: Palmisano e il Beat It
La prima volta che ho visto questo canottiere, un po’ guascone e un po’ guaglione, ci siamo incontrati, ma non conosciuti. E’ stato Stefano a indicarmelo, dicendo: «Vuoi ancora essere un canottiere?». Ovvio, che domande. «Allora guarda quel ragazzo e impara. Perché è una leggenda di questo sport». Ah e come si chiama? Mario Palmisano. Mai sentito nominare. Cinque mesi più tardi, dopo averlo conosciuto sportivamente e umanamente, gli dedicherò un articolo dal titolo Mario Palmisano, il maestro jedi del canottaggio.
Subito dopo, la mia attenzione viene attirata da su un soggetto, barbuto e sbracciante. Sempre al cellulare, gesticola così velocemente che temo possa decollare da un momento all’altro. Non ci sono dubbi: è napoletano pure lui. «Quello è Gigi Ganino», dice Stefano. «Se passi alla Canottieri San Cristoforo sarà il tuo prossimo allenatore». E saranno problemi. Per lui ovviamente. La voce di Edoardo Verzotti, ex azzurro di canottaggio oggi speaker d’eccezione, richiama all’ordine gli atleti di tutte le età e livello, arrivati da ogni dove: circoli di canottaggio, crossfit e palestre o direttamente dal divano di casa. E’ giunto il momento di far girare i ventoloni. La cosa che colpisce di più è il clima. Si percepisce l’agonismo, ma l’atmosfera è rilassata. Sembra una festa, più che una gara.
«Grazie di essere venuti», esordisce Mario Palmisano. «Beat It è un modo per capire come lo sport può aiutare se stessi e gli altri. E’ un invito a misurarsi anzitutto con i propri limiti, prima ancora che con l’avversario. Ho imparato che nella vita si è vincenti solo se si riesce ad affrontare le proprie debolezze, inclusa la malattia che mi ha colpito, con l’umiltà e il coraggio che lo sport mi ha insegnato». Già, perché l’incasso dell’evento sarà devoluto all’Associazione Mario Campanacci di Bologna, che assiste i pazienti del reparto di chemioterapia dell’Istituto Ortopedico Rizzoli e promuove attività finalizzate alla ricerca e alla formazione nel campo dell’oncologia muscolo scheletrica. Malattia che qualche anno fa ha colpito lo stesso Palmisano. Alla fine, un po’ mi vergogno di non essermi iscritto alla gara. Perché in determinate circostanze, anche se non sei fisicamente pronto, partecipare non è importante: è tutto. Non mi resta che farlo emotivamente, applaudendo chi ha deciso di mettersi alla prova, senza paura.
Oggi, a quasi un anno di distanza, è di nuovo tempo di Beat It (trovate tutte le info sul sito ufficiale www.beatitrowing.com). Sotto la mia barca è passata parecchia acqua. Sarebbe potuta (e dovuta) essere molto di più, naturalmente. Purtroppo faccio quello che voglio e non ciò che devo. Ma questa è un’altra storia. Oggi, mi considero un amico di quella leggenda del canottaggio di cui non conoscevo né il nome né la storia. Ora conosco entrambi e ne sono onorato. E questa volta non resterò a guardare. Perché sono fisicamente pronto? Neanche per sogno. Solo umanamente cresciuto. Grazie a Mario Palmisano e alla sua storia, a quel barbuto sbracciante di Gigi Ganino, che da un anno si danna l’anima nel tentativo di insegnarmi qualcosa, e a tutte le persone che ho incontrato in questi dodici mesi di canottaggio. Ecco perché non potete mancare. Perché l’esperienza straordinaria che ho vissuto dodici mesi fa, questa volta potrebbe essere la vostra. Venite a trovarci. Sosteneteci. Conosceteci. Vi stiamo aspettando.








Sarah Mariani
Grazie Giuseppe sei riuscito a commuovermi… A domenica 14 !!!!!
Giuseppe Lamanna
Spero dalle risate! Grande Sarah, assolutamente ci vediamo domenica 14!
Davide
Mi verrebbe voglia di partecipare
ahahaha buona fortuna e salutami Palmisano
Giuseppe Lamanna
Davide l’anno prossimo devi assolutamente venire, così lo conoscerai di persona! Un abbraccio