L’insieme delle cose che riusciamo a fare senza sentirci a disagio si chiama Comfort Zone. Il canottaggio è la cosa che inizia alla sua fine. Io ho scelto questo sport perché ho fatto di testa mia. Il problema è che nella mia mente c’è sempre stato il concetto di grande salto: bruciare le tappe e passare dal grado zero all’Olimpo del remo in poco tempo.
Come? Grazie a un colpo di fortuna, una genialata improvvisa, un’intuizione. E in questi dodici mesi, di idee ne ho avute molte. Purtroppo, in questo sport ci sono percorsi che una persona non conosce: ti lasciano ammirare i risultati, ma non ti raccontano i sacrifici superati da chi ha raggiunto l’obiettivo. Qualunque esso sia.
Il successo? E’ una lunga pazienza
La base è fatta di piccoli passi, perché il cammino di un canottiere è simile al lavoro di un maratoneta, non a quello di un centometrista. Tuttavia, da amatore so che il mio futuro sportivo non è fra cinque anni, ma fra cinque minuti. E adesso che si avvicina il giorno del rinnovo della quota sociale al mio circolo, mi chiedo se valga la pena andare avanti.
Da un certo punto di vista, farsi delle domande è positivo. Sono loro il motore dell’attività mentale. Come dice Piero Angela, un uomo che non si pone domande non va molto lontano. E comunque, nonostante i miei risultati al remoergometro restino imbarazzanti, così come la mia tecnica in barca, un po’ di strada l’ho fatta. Basterà?
Dodici mesi di questo sport mi hanno fatto capire che: il canottaggio è costoso. Interferisce con il sonno. Distrugge il tuo corpo. Ti fa conoscere persone fuori di testa. Ti trascina lontano dal mondo reale. Insomma, se un indizio è un indizio, due sono una coincidenza e tre fanno una prova, il canottaggio è una droga.
Sei legato all’arte del remo dalla bizzarra idea che senza di lei, la tua vita non sarebbe più la stessa. Ma è davvero così? Se è vero ciò che sosteneva Antoine Albalat, ovvero che avere del talento significa capire che si può fare di meglio, allora sono un genio, ma non lo dimostro. Ma il tempo è troppo prezioso per chi non ne ha più. Erroneamente, pensavo che dodici mesi non fossero poi così tanti, almeno prima di leggere la seconda legge di Zall: la durata di un minuto dipende da quale lato della porta del bagno si è. E se parliamo di canottaggio, ahimé sono dalla parte sbagliata. E voi?






