Remare o non remare, questo è il problema. Per un canottiere, almeno una volta all’anno, l’amletica esitazione riguarda il rinnovare o meno la quota sociale al proprio circolo di canottaggio. La mia, per esempio, è scaduta da più di due settimane.
Roberto Gervaso diceva che nella vita ci sono dubbi che vanno risolti, altri che non possono essere risolti, altri ancora che è meglio non risolvere. Ma se con il dubbio si cresce molto, è anche vero che si vive male. Ecco perché arriva un momento in cui una scelta, seppur dolorosa, va fatta.
Arrivederci amore, ciao
Non è facile prendere certe decisioni, soprattutto dopo l’annus horribilis appena trascorso. Nel 2014, infatti, i canottieri milanesi hanno dovuto fare i conti con la prolungata asciutta dei Navigli, dovuta ai lavori di rifacimento delle sponde e di bonifica in vista di Expo 2015. E dopo otto mesi di siccità, l’acqua non è ancora tornata. Il lago Boscaccio o l’Idroscalo sono palliativi utili nel weekend, ma di difficile fruizione in settimana. Studenti, pensionati e diversamente occupati esclusi.
Inutile negarlo: l’assenza dell’acqua mi ha messo in ginocchio, ma è solo la superficie del problema. La verità è un’altra. Ho sempre sperato che il canottaggio fosse lo sport giusto per me. Poi, però, ho capito che ero io quello sbagliato per lui. Come ha scritto Cormac McCarthy nel suo romanzo Non è un paese per vecchi, bisogna sempre dire la verità. Non c’è niente che ti fa sentire in pace con te stesso come svegliarti al mattino e non dover decidere chi sei.
La verità è che uno con la mia testa non è in grado di fare canottaggio. Non a Milano. Non la sera. Non da solo. Mi sono serviti due anni e altrettante società per capirlo. Però, voglio guardare il bicchiere mezzo pieno: anche il fallimento fa parte del gioco e del proprio bagaglio di esperienza personale. Purtroppo, ci piace pensare che sia sempre possibile rialzarsi. A volte, invece, la vita ti mette di fronte a delle difficoltà oggettive. A volte, semplicemente, non puoi ricominciare.
Chiamatela debolezza o vigliaccheria. Come vi pare. Ma il coraggio è anche questo: capire quando è il momento di dire stop. Diciamoci la verità, è stata un’idea troppo folle fin dal principio, quando dissi a Luca Ghezzi che volevo fare le Olimpiadi. Sì, il canottaggio è stato un grande amore, ma parafrasando Herman Hesse, nella vita mi sono innamorato due volte. E tutt’e due le volte ero sicuro che sarebbe stato per sempre e fino alla morte. E tutt’e due le volte è finita e non sono morto.
Evidentemente non ero tagliato per uno sport come il canottaggio, dove devi dire troppi sì e incassare altrettanti no. Emulo dello scrittore François Rabelais, me ne vado in cerca di un grande forse. Se mi mancherà? Ogni tanto. Un po’ la mattina, un po’ il pomeriggio, un po’ la sera, un po’ la notte.


Mike De Petris
Non vorrai mica abbandonarci?????
Giuseppe Lamanna
Tranquillo Mike, ci sono ancora tante altre storie che devo raccontare
Mike De Petris
Ma sono di più quelle che ancora devono accadere!
Sarah
Caro Giuseppe
leggerti questa mattina mi ha provocato un tuffo al cuore… In parte ti posso comprendere perché io che mi sono avvicinata a questo sport per aiutarmi a combattere un’altra battaglia e’ un mese esatto che sto cercando di capire cosa fare a causa di un acqua che non c’è e di un fisico che comincia ad essere decisamente affaticato. Ma una cosa voglio dirtela col cuore citando Farzan Özpetek… sono proprio gli amori impossibili quelli che non muoiono mai.
Con affetto
Sarah
Ps ma il lago di Boscaccio dove sta?!?
Giuseppe Lamanna
Eh lo so Sarah, ma ci sono determinate circostante in cui l’amore non è sufficiente. Il Lago Boscaccio è un posto bellissimo, si trova a sud ovest di Milano, a pochi minuti dall’uscita di Corsico-Gaggiano della Tangenziale Ovest.