Il canottaggio in testa e nel cuore una tempesta

Ho sempre pensato che il canottaggio fosse una fonte di disperazione, più che d’ispirazione. Sbagliavo. Perché sul carrello della mia barca non ho lasciato solo i miei sogni, ma anche la mia illuminazione.

Per fortuna, nell’arte del remo non ci sono errori, ma solo lezioni. Così, ho imparato non solo che l’ispirazione non dà preavvisi, nè quando arriva né quando se ne va, ma anche che non si smette mai di essere un canottiere. Nemmeno lontano dall’acqua.

Nel cuore una tempesta e il canottaggio in testa

Eppure, ho perso le parole. Francis Bacon diceva che il processo creativo è un cocktail di istinto, abilità, cultura e inventiva febbrile. Non è come una droga. E’ quel particolare stato in cui tutto accade velocemente, un miscuglio di coscienza e incoscienza, di paura e piacere. E’ un po’ come amare, l’atto fisico dell’amare. Interrompere un’emozione non è una cosa saggia. E in questo momento, io sono un canottiere interrotto.

Nella mia esperienza remiera, non mi sono limitato a praticare il canottaggio. Ho voluto capirlo. E per farlo sono andato alla ricerca della sua anima. L’ho trovata. Vista. Sentita. Toccata. Scriverne è stato faticoso, perché per raccontarla non ho potuto aspettare il momento perfetto. Ho dovuto prendere ogni momento e renderlo perfetto. Sono stato vicino a essere un genio del canottaggio, figura mitologica che per l’un per cento è ispirazione mentre per il restante novantanove è sudore. Mi è mancato solo il sudore.

E ora, lasciando nuovamente questo sport, ho perso anche l’ispirazione. Eh già, come tanti altri canottieri, non è la prima volta che ho detto addio al canottaggio. Perché nell’arte del remo i giorni dell’abbandono sono molti più di uno. D’altronde, parafrasando le parole del Conte Nudo, l’errore è quando sbagli una volta. Due volte, è stupidità. Oppure, amore.

Iscriviti alla nostra newsletter

Diventa fan della pagina su Facebook!

Giuseppe Lamanna

Campione Olimpico nel perdere tempo, sono un giornalista che rema o un canottiere che scrive

2 Comments

  • Rispondi aprile 8, 2015

    Vik

    peccato…
    eri divertente da leggere e poi bisogna perseverare nonostante tutto.
    Come nonostante tutto faranno i ragazzi del Posillipo, resi orfani del loro allenatore
    per un’operazione di marketing (!)
    Il rammarico di vedere cancellare un nome ed una storia.
    ciao!

    • Giuseppe Lamanna
      Rispondi aprile 8, 2015

      Giuseppe Lamanna

      Ciao Vik, ma continuerò a scrivere. Ci sono ancora tante storie da raccontare. Ho saputo di Mimmo Perna, anche se non conosco bene quali siano le dinamiche all’interno del Circolo Nautico Posillipo. Ma una storia come quella di Mimmo è impossibile da cancellare

Leave a Reply