Lettera aperta a Giuseppe Di Mare

C’è baruffa nell’aria intorno al Circolo Nautico Posillipo. Il cambio di gestione dirigenziale e tecnica della società ha creato malumori, soprattutto tra gli atleti, dopo che il consiglio ha deciso per la sostituzione di Mimmo Perna, allenatore per 32 anni in quella stessa società.

Mimmo Perna (al centro), insieme ai suoi ragazzi del Posillipo

Mi sono tenuto lontano da una vicenda di cui conoscevo solo i contorni e che, in tutta sincerità, non mi interessava. Perché la politica in questo blog non deve entrare. Qui si parla di cuore e inutili facezie. Per le cose serie c’è il bravo Marco Callai, che su CanottaggioMania ha già affrontato l’argomento (LINK1 - LINK2). Perché dovrei intervenire? Insomma, aspettavo un motivo. Invece, è arrivata l’orchestra.

Caro Giuseppe Di Mare, ti scrivo

Al centro di questa storia c’è un atleta, Giuseppe Di Mare. Ha 17 anni e nella scorsa stagione ha difeso i colori azzurri alla Coupe de la Jeunesse di Libourne, vincendo un oro e un argento in due senza con Luca Agrillo. Non ha digerito la nuova direzione tecnica decisa dalla dirigenza del Posillipo e soprattutto l’allontanamento del suo allenatore. Non sono i capricci di un adolescente, ma i dolori di un giovane uomo che non ha paura di mostrare i suoi sentimenti. Ora vuole smettere. Dice che gli stanno facendo odiare quello che ha sempre amato. Che hanno spento il suo sogno. E qui mi incazzo. Non con la dirigenza del Posillipo, ma con Giuseppe. Infatti è a lui che scrivo. Sarò diretto, anche se non so ancora dove.

Giuseppe Di Mare (a sinistra) e Luca Agrillo (a destra)

Ciao Giuseppe. Ho 38 anni, nessuna competenza sul canottaggio (e la vita in generale) e nessun suggerimento sul cosa fare in questo momento che stai vivendo. Per quello hai papà Mario e mamma Sara. E non hai bisogno di altro. Però, permettimi di dire che il canottaggio non è il tuo sogno. Ma il mio. Perché io sono un sognatore, ma tu sei un canottiere. La differenza non è poca, perché la mia visione onirica è già da tempo la tua realtà. E quella la puoi spegnere solo tu. Nessun altro. Ti sei fatto in quattro per il canottaggio. Adesso ti senti a pezzi. E solo. Perché Mimmo Perna se n’è andato. O meglio, l’hanno mandato via.

Brian Hoffman diceva che la vita è strana. Aspettiamo di diventare grandi per non dover dare la mano per strada. E da grandi, invece, cerchiamo qualcuno che ci tenga per mano. D’altronde, anatomicamente non siamo fatti per guardarci le spalle da soli. E’ per questo che vogliamo sempre qualcuno al nostro fianco. Conosco il tuo stato d’animo, perché Mimmo Perna è una di quelle persone che occupano più spazio quando vanno via. Dio solo sa quanto avrei desiderato incontrare uno come lui vent’anni fa. E chiedergli in regalo una follia, di quelle che riparano la vita. Il destino ha voluto diversamente. Ma non lascio che sia una sveglia a decidere quando smettere di sognare.

Qui non si parla solo di canottaggio. Questa è la vita. E come dice Vink, è un mare aperto. C’è chi galleggia.
 Chi nuota.
 Chi sbraccia.
 Chi s’aggrappa.
 Chi affonda.
 Chi riemerge.
 E non credere di essere l’unico. Anch’io vorrei una vita all’altezza dei sogni che ho. Ma quelli che per me sono illusioni, per te sono obiettivi concreti. E per correre dietro ad entrambi ci vuole un fisico bestiale. E tu hai le spalle larghe. Non solo fisicamente. Noi canottieri siamo nati dalle lacrime e dal sudore. Per il 70 per cento siamo fatti di acqua salata, come il mare. Chi tene ‘o mare ‘o ssaje porta ‘na croce. E tu ce l’hai addosso il blu. Hai solo 17 anni e sai già di tuono. Non avrebbe senso, proprio adesso, non essere tempesta.

Dici che vuoi lasciare il canottaggio, ma non sai di cosa parli. Perché adesso sei arrabbiato e il futuro ti fa paura. E’ del tutto normale. Stai sereno. Non ti passerà mai. Ma malgrado te, malgrado gli altri, non riuscirai a smettere di essere un canottiere. Te lo dico per esperienza. Immaginami come uno di quei bimbi che giocano con le formine e si ostinano a voler ficcare il triangolo nel cerchio. Il mio rapporto con il canottaggio è così. Però ti assicuro che un giorno, prima o poi, quel triangolo entrerà. E non credere a chi ti dice che per provarci hai tutta la vita davanti. La raggiungerai più in fretta di quanto credi. Ecco perché non devi sprecarla.

Smettere sarebbe un oltraggio non solo a te stesso, ma anche a Mimmo Perna, ai tuoi genitori, ai tuoi compagni. E persino a chi, come me, vive i suoi sogni attraverso le imprese di ragazzi come te. E’ una bella responsabilità, non trovi? Ma questo è il canottaggio. Vivere è quello che succede mentre stai ai remi. E se stai passando l’Inferno, fallo a testa alta. E vai avanti. Non ti resta altro che ripartire da lì, dove ha fatto più male. Noi siamo canottieri, collezioniamo attimi. Qui tocca trovare l’epica col lanternino. Perciò Giuseppe, non ti resta che remare, remare così bene da lasciare tutti a bocca aperta. Adesso ti saluto e raggiungo le tante persone sedute in riva al fiume che aspettano di vederti passare. In barca.

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Giuseppe Lamanna

Campione Olimpico nel perdere tempo, sono un giornalista che rema o un canottiere che scrive

8 Comments

  • Rispondi aprile 30, 2015

    Sarah

    Caro Giuseppe credo con convinzione che questo sia l’articolo più bello che tu abbia scritto.

    • Giuseppe Lamanna
      Rispondi aprile 30, 2015

      Giuseppe Lamanna

      Sei sempre troppo gentile. Un bacione

  • Rispondi aprile 30, 2015

    Mike De Petris

    Sono abbastanza daccordo con Sarah. Grazie per le tue parole.

    unmike che non sa più quante volte ha mollato e ripreso

    • Giuseppe Lamanna
      Rispondi aprile 30, 2015

      Giuseppe Lamanna

      E’ il nostro destino Mike!

  • Rispondi aprile 30, 2015

    Sara Di MARE

    Grazie!
    parole sensibili e di grande commozione che, sono sicura mio figlio apprezzerà molto, oltre alle oceaniche manifestazioni di affetto, arrivate da tutto il mondo remiero.
    come gli dico sempre…”come può uno scoglio arginare un DI MARE”
    il vostro affetto gli ha già messo il turbo :)
    buona giornata

    • Giuseppe Lamanna
      Rispondi aprile 30, 2015

      Giuseppe Lamanna

      Buongiorno Sara, sono felice che le sia piaciuto. Era il mio obiettivo. Un abbraccio grande

  • Rispondi aprile 30, 2015

    Roberto

    Complimenti per l’articolo.
    Hai dato i consigli giusti a questo ragazzo, perché la vita va vissuta sempre intensamente e comunque vada, seguendo il cuore.
    Nelle tue parole mi hai ricordato un vecchio amico (anch’egli canottiere ed anch’egli posillipino), Gigi Stabile, morto prematuramente, il quale mi diceva: “se il giovane sapesse e se il vecchio potesse”.
    Per me questo è il senso della vita.
    Ti auguro tante emozioni

    • Giuseppe Lamanna
      Rispondi maggio 1, 2015

      Giuseppe Lamanna

      Grazie Roberto, un abbraccio anche a te

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