Alcuni sostengono che sia inutile cercare in giro le nostre conferme. Ma che sia necessario tornare dove le abbiamo perse. Tuttavia, non esistono regole per la serendipità, ovvero la fortuna di fare felici scoperte per puro caso. Pochi giorni fa, è successo anche a me.
L’illuminazione mi ha raggiunto a Trieste, dove mi trovavo in vacanza, attraverso la poesia di uno dei suoi cittadini più illustri: Umberto Saba. Sulle pareti del mio alloggio, infatti, troneggiavano i suoi versi: «La mia città, che in ogni parte è viva, ha il cantuccio a me fatto alla mia vita pensosa e schiva».
La felicità non costa niente
In quel preciso istante, ho deciso di tornare a remare. Perché la felicità non costa niente e anche in una città come Milano esiste un luogo fatto apposta per me. Ed è un’antica via d’acqua. Lo scrittore Sándor Márai diceva che nella vita ci sono momenti del genere, in cui si prova una sorta di vertigine e si vede tutto con assoluta lucidità: si riscoprono energie e potenzialità nascoste e si comprende perché si è stati troppo codardi o troppo deboli. Questi sono i momenti in cui la nostra vita cambia.
L’acqua mi è mancata. Spero di essere ancora capace di salire su una barca. Anche se Gigi Ganino direbbe che non lo sono mai stato. Forse è per quello che al mio rientro, quando lo incontro alla Canottieri San Cristoforo, non gli rivelo le mie intenzioni. In realtà, non le conosco nemmeno io, anche se ho appena vergato un foglio in cui si dice il contrario. Ma questa non è la ripresa di un viaggio interrotto a metà, ma un nuovo inizio.
Pur sapendo quello che mi aspetta, quando mi avvicino alla barca sono emozionato come un bimbo di cinque anni. Anche se tra un’ora me ne sentirò 85. Perché si è giovani una sola volta. E l’agonismo è un treno che ho perso tanto tempo fa. Adesso posso solo farmela a piedi. E devo stare attento, perché il rapporto tra un canottiere e il suo sport è particolare. Nei confronti del canottaggio si resta sempre un po’ bambini, come ai tempi della scuola. E come dice il Conte Nudo, il problema è ancora quello: giustificare le assenze.
Purtroppo, la tecnica di voga è una di quelle cose che si perdono, quando la si mette da parte. Nel mio caso sono trascorsi più di sessanta giorni. Il canottaggio non si inventa, ma spero che oggi si commuova e accetti le mie giustificazioni. Chiedo scusa per il ritardo. C’ho messo quarant’anni per decidere di essere un ventenne felice. Adesso vado a farmi una remata. Se non dovessi tornare non preoccupatevi. E’ overdose.


