Prima di essere schiuma saremo indomabili onde

Non puoi conoscere veramente il canottaggio se non l’hai mai praticato al mattino presto. Ecco perché, da un po’ di tempo a questa parte, la mia sveglia inizia a suonare alle 5.50. Ed essere in acqua alle 7.00 non è un sacrificio, ma una scelta.

Nel mio rapporto conflittuale con l’arte del remo, non ho ancora capito se siamo opposti che si attraggono o simili che si respingono. Ma non credo abbia molta importanza, perché prima di essere schiuma, sarò un’indomabile onda.

Siate indomabili onde

Non molto tempo fa, Gigi Ganino mi disse che il mio problema non era la debolezza, ma la pigrizia. Aveva ragione. Però, le cose sono cambiate. Il canottaggio ha smesso di essere il mio chiodo fisso. Adesso è il martello. Perché per avere in pugno la mia vita, mi basta stringere nelle mani due remi. Mi fa sentire audace. E per un canottiere il coraggio è quella cosa che lo spinge a sorridere sempre, anche quando ha paura.

Lone-Rower

C’è un qualcosa di divino nell’essere in acqua mentre la città si risveglia lentamente. Sul carrello di una barca, in fondo, Dio siamo noi. Datemi un remo e vi solleverò… il remo, appunto. Va bene tutto, ma non esageriamo. Anzi, per alzare la barca avrei anche bisogno di una mano. Per fortuna, c’è un campione del mondo che non ha niente di meglio da fare a quest’ora se non assecondare i miei vaneggiamenti.

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Mi spinge lontano dal pontile, poi lascio che sia la corrente a spostarmi. Respiro a fondo, cercando la quiete prima di godermi la tempesta. Mi distraggo guardando il cielo e come Brian Hoffman mi domando anch’io se pure le nuvole ci guardino, cercando di immaginare a cosa somigliamo. Nel canottaggio sono arrivato a un punto in cui mi riesce di non sbagliare nulla. Tranne quando mi muovo. Tocca a Mario Palmisano rompere la magia con un inequivocabile: «Peppì, ti levi dai coglioni?».

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Peccato, per qualche minuto mi sono sentito un canottiere. E’ stato bello, finché l’ho immaginato. Adesso mi tocca remare e diventare una delle onde di cui spesso mi sento in balia. Poi, inizi a prendere il ritmo del tuo respiro. Ti apri in attacco, la palata è fluida. La barca scivola veloce sull’acqua. Come direbbe Sonia NN, avete presente quando gira il vento, smette di schiaffeggiarti e passa svelto dietro le tue spalle? So perfettamente che girerà ancora, ma intanto sto volando.

E’ meraviglioso, almeno fino a quando Palmisano non mi dice di aumentare i colpi. Ed è in quel preciso momento che sento la schiena fare “speck”. Non riesco a trattenere un ululato. In qualche modo torno al pontile. «Devi fare più addominali e lombari, mezza sega!». Grazie Mario, tu si che sai darmi conforto, soprattutto perché sono più bravo a trattenere la pancia delle lacrime. Nonostante il dolore, rido. E parafrasando Luca Turci, una cosa che non ti aspetteresti mai è ritrovare un sorriso nell’ultimo posto dove avevi pianto.

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Giuseppe Lamanna

Campione Olimpico nel perdere tempo, sono un giornalista che rema o un canottiere che scrive

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