Perché faccio canottaggio? Considerazioni sulla via iniziatica

Sono una persona pigra. Terribilmente pigra. Lavoro molto bene, dando il meglio di me, solo quando sono sotto pressione e ho esaurito le scuse per rinviare ciò che devo fare. Il mio sogno, tanto per intenderci, è avere chi sbriga le faccende della normale quotidianità al mio posto, in modo che io possa dedicarmi a ciò che ritengo più urgente e importante. Insomma, mi servirebbe un maggiordomo.

Questo per farvi capire, o meglio non capire, il motivo per il quale da circa cinque anni ho ripreso a praticare canottaggio con un entusiasmo infinito, che mi spinge ad attraversare Milano due volte alla settimana per sudare e remare. Il mio nome è Giampaolo Adda. Sono un medico e un canottiere. Questa è la mia storia.

Perché faccio canottaggio?

I miei timidi approcci a questo sport risalgono ai tempi dell’università (si parla ormai del secolo scorso), quando frequentavo (con una certa bravura) il CUS all’Idroscalo. Anche lì, stranamente, trovavo il tempo e il modo per andarci senza domandarmi il motivo. Mi piaceva e basta. In seguito, vuoi perché mi trasferii all’estero, vuoi per gli impegni professionali, il canottaggio si perse nelle nebbie autunnali della memoria, restando, però, sotto la brace delle passioni.

Poi, in seguito a varie vicissitudini, mi ritrovai ad avere molte sere libere. Così, da quella brace, evidentemente mai spenta, divampò ancora una volta la passione per i remi. Cercai una società dove ricominciare e finii alla Canottieri San Cristoforo. Mi trovai subito bene. Sarà perché negli spogliatoi tutti gli sportivi salutavano all’entrata anche se non ti conoscevano (avete mai visto gli spogliatoi di una palestra dove tutti sono così presi da sé stessi che neppure ti degnano di uno sguardo?), sarà stato perché gli istruttori, nessuno escluso, sapevano coinvolgere e spronare quando vedevano che il cedimento era dietro l’angolo… ma il canottaggio mi conquistò del tutto e mi fece domandare a me stesso che cosa mai avessi fatto in tutti gli anni passati. Un po’ come quando si ritrova una persona frequentata anni prima e con la quale vi erano tutte le premesse per fare sbocciare un amore… che non sbocciò allora, ma si ripresenta dopo.

Da cinque anni non ho mai mancato una lezione (se non per seri motivi di salute) e sono sempre stato felice di uscire a remare con il freddo o con il caldo insopportabile di Milano, oppure sedermi al remoergometro e sputare l’anima per migliorare anche di un solo decimo la mia prestazione. Mi ritrovo, adesso, a dare coraggio a chi è alle prime armi e si scoraggia per non avere capito bene il coordinamento dei movimenti o per la fatica che opprime dopo un intenso allenamento. IO che sono il re della pigrizia.

E’ normale che mi sia chiesto il motivo e ammetto di non aver trovato risposta. Quando sono in barca e remo, c’è solo quello. Non ci sono i pensieri del lavoro, non c’è il freddo (che poi passa), non ci sono le arrabbiature e le delusioni della vita di tutti i giorni. Ci sono io, la barca, i remi… e chi è con me in barca per essere una cosa sola e sentirsi scivolare sull’acqua, leggeri come piume sospinte dal vento della nostra volontà. Certo, mi si obietterà, tutti gli sport richiedono concentrazione e affiatamento, ma il canottaggio è diverso (lo so forse sono un po’ di parte). Però, se mi deconcentro, se per caso le cose vissute nella vita di tutti i gironi volessero fare capolino nella mia mente perdo il ritmo i remi si incrociano. Ci si deve fermare chiedere scusa e ripartire. Quindi tutto deve essere lasciato a terra, nello spogliatoio, una forma di rinascita ogni volta che ci si allena.

VITRIOL - Visita Interiora Terrae Rectificando Inveniem Occultam Lapidem: quando remo, o sono al remoergometro, scendo dentro me stesso in modo sempre più profondo fino a correggere i miei errori, sportivi o non, e mi avvicino sempre più a conoscere me stesso. Lo so che potrebbe sembrare un’esagerazione, lo so che è “solo” uno sport, ma in questa chiave riesco a capire quanto mi ha dato il canottaggio e perché sia disposto a fare 20 Km (tra andata e ritorno) per andare a remare. E remare, guardando al passato dirigendomi verso il futuro, trovo che sia di grande aiuto anche in senso personale. Le mie sono solo alcune considerazioni di un dilettante, di una persona che doveva riempire due sere a settimana, ma sono cose dette sinceramente e spero possano aiutare qualche lettore a vedere il canottaggio con occhi diversi per avvicinarsi a questo magnifico sport.

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1 Comment

  • Rispondi ottobre 28, 2015

    Sarah

    Che bello questo articolo…
    Il canottaggio è come uno yoga sull’acqua, ti aiuta ad affrontare e a vincere le tue battaglie personali piccole o grandi che siano.

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