Nicola Formicola: un’estate al maRe(moergometro)
Agosto. Tempo di vacanze per molti, ma non per tutti. Per un canottiere, infatti, l’estate significa soprattutto perdita di sali minerali e di sonno.
Agosto. Tempo di vacanze per molti, ma non per tutti. Per un canottiere, infatti, l’estate significa soprattutto perdita di sali minerali e di sonno.
Io e il remoergometro abbiamo litigato anni fa. E avevo ragione io. Ecco perché mi è sempre stato difficile capire cosa spinga un atleta verso l’Indoor rowing.
Secondo il commediografo greco Aristofane, il saggio impara molte cose soprattutto dai suoi nemici.
Non avevo mai associato la matematica all’arte del remo, almeno fino al giorno in cui Mario Palmisano si è avvicinato al mio remoergometro e mi ha detto: «Peppì, me lo fai un favore? Smettila di contare». Così, all’improvviso, ti rendi conto che quando sei sull’infernale attrezzo passi più tempo a fare equazioni con i numeri del display che a remare. E’ inevitabile, non ne possiamo fare a meno: ogni volta che ci siediamo su quel maledetto carrello dobbiamo contare. Qualunque cosa: i secondi, i metri, i colpi al minuto, le ripetizioni. Ogni singolo elemento numerico presente sul display viene moltiplicato, sottratto, frazionato dalla nostra mente. I conti? Nel canottaggio non tornano mai C’è una grande sicurezza che…
Nei suoi aforismi, lo scrittore Carlo Dante diceva che la tortura è stata abolita in Europa solo perché la vita moderna lo è diventata. Aveva perfettamente ragione. Noi canottieri ne abbiamo le prove: si chiama remoergometro. Ufficialmente è un apparecchio che simula la vogata in mancanza di acqua. In realtà è un mefistofelico strumento di tortura legalizzato. E’ lui il mezzo principale con cui un alfiere del remo si allena. Ma nonostante sia così prezioso, non corre buon sangue con l’atleta che lo usa. Se volete saperne di più, eccovi dieci inconfutabili verità sul remoergometro. Remoergometro: 10 inconfutabili verità 1) Il remoergometro è il principale nemico di ogni canottiere, fin dalla più…
Ho perso le parole. Eppure ce le avevo qua un attimo fa. Mai come in questo caso, la citazione di Luciano Ligabue è doppiamente d’obbligo. Primo, perché l’edizione 2014 di Beat It ha provocato un caleidoscopio di emozioni tale che per descriverlo non saprei da che parte iniziare. Secondo, perché due giorni dopo la fine della manifestazione ho ancora la sua voce (di Luciano). E credo di non essere il solo. D’altronde, sono cose che capitano quando fai un tifo indiavolato per circa sette ore consecutive. Questa la durata dell’evento benefico, ideato e organizzato da Mario Palmisano, che domenica 14 dicembre ha radunato al PalaCus di Milano, sul bacino dell’Idroscalo, una…
Se fossi un personaggio di una serie Tv, sarei il colonnello John Hannibal Smith del mitico A-Team, telefilm cult degli anni Ottanta. Perché pur non essendo una persona metodica, in certe situazioni anch’io adoro i piani ben riusciti. Ecco perché in occasione di Beat It 2014, non ho lasciato nulla al caso nell’organizzazione della mia staffetta: il Volevo Essere Un Canottiere Rowing Team. Emuli dei mitici Cavalieri delle acque, io e i miei tre compagni saremmo dovuti essere I Fantastici 4 del ventolone. Il condizionale è d’obbligo, perché io adoro i piani ben riusciti, ma il destino no. La squadra era completa: oltre a me, la scelta era ricaduta su Stefano Lo Cicero, Francesco Rofi e…
Partecipare al Beat It, o non partecipare, questo è il problema. La domanda è pertinente. Infatti, quando arriva il momento di mettersi in gioco, la maggior parte delle persone si tira indietro. E sbaglia. Perché in uno sport come il canottaggio, fatto di duro lavoro, c’è una bellezza che gli uomini comuni non possono vedere, ma che uomini straordinari possono fare. Non si tratta di polverizzare record del mondo, ma di misurare il proprio valore. Nel caso di Beat It, poi, il livello da classificare non è quello sportivo, ma di umanità. Qui, il fine giustifica i mezzi, visto che l’incasso sarà devoluto all’Associazione Mario Campanacci di Bologna, che da anni si occupa…
Pur conoscendo il valore dei ricordi, capita che la memoria ci tradisca. Dimentichiamo le date, non ricordiamo alcuni momenti del passato e la nostra mente smarrisce password essenziali. Ma le persone no.
L’ho già scritto più volte: in determinate circostanze, partecipare non è importante: è tutto. Ecco perché domenica 14 dicembre non potete mancare alla seconda edizione della Beat It Indoor Rowing Sprint, gara sui 500 metri promossa dalla Canottieri San Cristoforo e dal CUS Milano, con il patrocinio del Comune di Milano, della Provincia di Milano, della Regione Lombardia, del CONI e della Federazione Italiana Canottaggio. Ideata e organizzata da Mario Palmisano, ex atleta della Nazionale italiana di canottaggio, Beat It è una spettacolare gara di Indoor Rowing Sprint sui 500 metri rivolta a tutti gli sportivi di ogni età e livello. I partecipanti sono divisi per categoria, dai più piccoli (9/10…