10 cose che solo chi fa canottaggio può capire
Non molto tempo fa, Mario Palmisano mi spiegò una cosa che già avevo capito da solo: il canottaggio è uno sport difficile, soprattutto se lo vuoi fare a un certo livello.
Non molto tempo fa, Mario Palmisano mi spiegò una cosa che già avevo capito da solo: il canottaggio è uno sport difficile, soprattutto se lo vuoi fare a un certo livello.
Fin da quando ero piccolo sono sempre stato un grande fan di Chuck Norris. Tuttavia, nemmeno il duro per eccellenza del grande e piccolo schermo può reggere il confronto con le imprese di Luca Agamennoni, il duro del canottaggio.
Fare canottaggio, a qualsiasi livello, è un’esperienza profondamente formante. Questo perché, alla base dell’arte del remo, c’è la stessa filosofia esposta da Benjamin Franklin: dimmi e io dimentico; mostrami e io ricordo; coinvolgimi e io imparo.
Diciamoci la verità: nel corso della storia, l’uomo non è mai riuscito a risolvere un problema.
Il mondo è bello perché è vario. Più che altro… vario. E l’arte del remo non fa eccezione. Un circolo di canottaggio, infatti, non è soltanto un posto dove scolpire il corpo e mettere alla prova il proprio valore, ma anche (e soprattutto) un contenitore di tipi umani. Ce n’è per tutti i gusti. Volevo Essere Un Canottiere ha raccolto il suggerimento dell’azzurra di canottaggio Maria Giulia Parrinelli, “costringendola” a delineare dieci profili di personaggi che la simpatica e sagace atleta toscana (ma anche ognuno di noi) ha incontrato lungo il suo percorso sportivo. E siamo sicuri che non avrete difficoltà a identificarvi con qualcuno di loro. Canottaggio: i 10 tipi umani 1) IL BARO. Non…
«Ti prego non mi uccidere, lo sai che ti amo baby. Non ti volevo lasciare, non è stata colpa mia. Dico sul serio. Ero rimasto senza benzina, avevo una gomma a terra, non avevo i soldi per prendere il taxi! La tintoria non mi aveva portato il tait, c’era il funerale di mia madre, era crollata la casa, c’è stato un terremoto! Una tremenda inondazione! Le cavallette! Non è stata colpa mia, lo giuro su Dio!». Sono passati più di trent’anni, ma il John Belushi protagonista del film Blues Brothers (1980), che davanti a un’inferocita Carrie Fisher inanellava una serie di scuse una più assurda dell’altra, è rimasto una pietra miliare nell’immaginario collettivo maschile. Un…
Nel canottaggio, come in qualunque altro sport, il ruolo più difficile è sempre quello dell’allenatore. Questo perché mentre gli atleti possono “permettersi” di fare soltanto gli atleti, lui deve essere al tempo stesso un maestro, un amico e un poliziotto. E questo accade a tutti i livelli, dal centro Federale di Piediluco fino al più piccolo circolo di canottaggio. Saper allenare vuol dire accendere e far bruciare dentro ogni atleta una fiamma che si chiama passione. Tuttavia, una comunicazione efficace tra maestro e allievo non può essere priva di filtri. In fin dei conti, un allenatore rimane un uomo e quindi non sempre può dire quello che in realtà sta pensando….
Vi è mai capitato di provare una naturale simpatia nei confronti di persone appena conosciute o addirittura mai incontrate. A me è successo due volte. La prima, con Sabrina Noseda e Livio La Padula, la seconda con Armando Dell’Aquila. Dotato di uno straordinario ciuffo fotonico, questo peso leggero in forza alle Fiamme Oro riunisce tutte le qualità che un grande canottiere deve possedere in un metro e ottantatrè di altezza e 71 kg di peso. Però, oggi non vi racconterò le gesta sportive che hanno portato questo atleta a vincere 5 titoli mondiali, 3 europei e 21 campionati nazionali. Sarebbe troppo scontato. Se non siete ancora diventati fan della sua pagina ufficiale (LINK),…
Come il Mondo, anche il canottaggio è bello perché è vario. Tuttavia, uno degli errori più comuni che si può commettere quando si parla (o si scrive) di questo sport è quello di concentrare l’attenzione solo sugli atleti. Infatti, i canottieri rappresentano la punta dell’iceberg dell’arte del remo. Volevo Essere Un Canottiere è andato alla scoperta delle eminenze grigie che si nascondono dietro gli atleti più forti di questa disciplina. La scelta è ricaduta su Rocco Pecoraro, allenatore del Gruppo Nautico delle Fiamme Gialle. Per scoprire qualcosa di più su questo grande tecnico, da sempre restio alle luci della ribalta, ci siamo affidati alle illazioni di chi invece lo conosce da anni:…
Medaglie di bronzo, ma corpi d’acciaio. Paolo Di Girolamo, Alberto Di Seyssel, Guido Gravina e Stefano Oppo hanno conquistato la terza piazza nella finale del 4 senza pesi leggeri ai Mondiali Under 23 di Varese. Un risultato che, considerando l’età e gli ampi margini di miglioramento di questi ragazzi, fa ben sperare per il futuro dell’Italia in questa disciplina. Un risultato sportivo che premia mesi di sacrifici e allenamenti durissimi. Tuttavia, nemmeno il viso pulito e angelico di questi ragazzi ci esimerà dal rivelarvi le dieci cose che nessuno sa sul 4 senza maschile pesi leggeri Under 23.