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Avviso ai naviganti: il canottaggio siamo noi

Tutti gli uomini sono protagonisti della storia. Tuttavia, solo le vicende personali di pochissimi vengono raccontate. Anche in questo, il canottaggio non fa eccezione. Una discriminazione inevitabile, d’altronde, alla quale nel mio piccolo sto cercando di porre rimedio ogni giorno. Anche perché sono convinto che lo straordinario sia solo una questione di punti di vista.

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Personalmente, concordo con il filosofo libanese Khalil Gibran quando dice: «Le tartarughe potrebbero raccontare, delle strade, più di quanto non potrebbero le lepri». Ecco perché ho deciso di andare alla scoperte delle storie di chi “rema nell’ombra”. Perché il canottaggio siamo noi. Continue Reading

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La versione di Gigi (Ganino) ovvero: tu bbuo’ fa’ o’ canottièr

Pur essendo cresciuto a Milano, sono nato al Vomero, uno dei quartieri più suggestivi di Napoli. E a differenza di quanto si possa pensare, il capoluogo partenopeo non è una città, ma un mondo. Per quanto mi riguarda, ho dovuto lasciare questo universo troppo presto, ma prima di andarmene una cosa l’ho imparata: qui tutto è azzurro, persino la malinconia. Ecco perché oggi, come il novanta per cento dell’umanità, anch’io vorrei essere altrove.

Napoli

Mio padre ha sempre cercato di spiegarmi che la vita è troppo breve per non essere un napoletano. Un concetto all’apparenza semplice, ma estremamente complesso se si cresce nella “Milano da bere”, all’interno di una società che non fa sconti su nulla. Nemmeno su un accento. Ecco perché non sono mai riuscito a capire fino in fondo cosa intendesse dire, almeno fino a quando non ho incontrato l’uomo che sarebbe diventato il mio allenatore, indirizzandomi sulla via dello “spacco”: Luigi Ganino, o come dicevan tutti Gigi.

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Io, il canottaggio e Novak Djokovic

Nonostante non sia molto considerata, la geometria è una materia estremamente comoda. Eppure, il triangolo no, non l’avevo considerato. La colpa, in questo caso, è di Novak Djokovic, che ha pensato bene di scrivere nel suo libro, Il punto vincente (Sperling & Kupfer, euro 16.90), come ha fatto a trasformarsi da “ottimo tennista” a “miglior tennista” del mondo.

Novak Djokovic (26 anni)

Novak Djokovic (26 anni)

In realtà, il problema non è nemmeno il tennista serbo, bensì il canottaggio. O meglio l’influsso che questo sport ha sulla psiche umana. La mia in particolare. Per quanto mi riguarda, infatti, vincere non è tutto. E’ l’unica cosa che conta. E siccome il futuro è già qui, non nei prossimi 5 anni, ma nei prossimi 5 minuti, mi sono subito chiesto se il metodo che l’atleta serbo ha seguito per diventare uno dei tennisti più forti di sempre sia in qualche modo applicabile anche alla disciplina del remo. Continue Reading

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Nel canottaggio non siate una michetta, ma un babà

Negli anni Novanta, un celebre spot pubblicitario della Sprite diceva: «L’immagine è zero. La sete è tutto. Ascolta la tua sete». Un chiaro invito a non lasciarsi attirare dall’aspetto delle cose, dando invece priorità ai propri bisogni reali. E che la bibita in questione serva a tutto, tranne che a dissetarsi, è solo un trascurabile dettaglio. La cosa importante non è la bevanda, ma il messaggio. Purtroppo, però, il passato è (quasi) sempre una terra straniera.

Babà

Il classico babà al rum napoletano

Considerando che viviamo nella società dell’immagine (nell’era dei social più che mai artefatta), “ascoltare la propria sete” potrebbe non sembrare un saggio consiglio. Eppure, partendo dalla filosofia alla base di quel messaggio pubblicitario e dandogli una connotazione territoriale eno-gastronomica che fosse il più comprensibile possibile, il mio allenatore Gigi Ganino tempo fa mi disse: «Nel canottaggio non serve a niente essere una michetta». Continue Reading

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RaiSport e canottaggio: se la telecronaca è mortale

Parlando di telecronache sportive, in casa Rai è finito il tempo dell’imbarazzo della scelta. Adesso, sono rimaste solo le scelte imbarazzanti. E non è proprio la stessa cosa. Tuttavia, c’è un merito che va riconosciuto alla Tv di stato: la coerenza. Infatti, cambiando l’ordine degli sport, il risultato non cambia. Dal calcio al ping pong, la protagonista è sempre una: la noia. Il problema non è lo spettacolo cui assistiamo, ma come ci viene raccontato. A questo punto, sto seriamente rivalutando Tiziano Crudeli. Almeno con lui ci si diverte.

Tiziano Crudeli (70 anni)

Tiziano Crudeli (70 anni)

Motivo della mia indignazione è l’ennesimo sopruso contro l’arte del remo. La scena del crimine è il lago di Piediluco (Terni), dove lo scorso weekend si è svolto il Memorial Paolo D’Aloja. La vittima è il canottaggio (e noi con lui). I carnefici: il giornalista Enrico Cattaneo e Raffaello Leonardo al commento tecnico. Arma del delitto: una telecronaca capace di causare nell’ordine occhi pallati, stipsi, disorientamento, asfissia, arresti cardiaci, lingue felpate, aurore boreali, miraggi. Continue Reading