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Giampiero Galeazzi: E andiamo a vincere!

Giampiero Galeazzi è un monumento del giornalismo sportivo italiano. Anzi di più: è un vero e proprio supereroe. Sì, perché nella maggior parte dei casi (e io purtroppo rientro in questa statistica) il giornalista è un mestiere nel quale si passa la metà del proprio tempo a parlare di ciò che non si conosce e l’altra metà a tacere ciò che si sa. Ma se in questo lavoro io rappresento la regola, il mitico “Bisteccone” è sicuramente l’eccezione.

Giampiero Galeazzi (68 anni)

Giampiero Galeazzi (68 anni)

Eh già, perché in oltre quarant’anni di professione, questo inimitabile professionista ha saputo costruire la sua brillante carriera raccontandoci i tre grandi amori della sua vita: il calcio, il tennis e naturalmente il canottaggio. Oggi, grazie anche alla sua inesauribile passione remiera, il giornalista romano ha voluto chiudere un cerchio, firmando l’ultimo capitolo della sua straordinaria attività sportiva con il libro E andiamo a vincere - La gloriosa storia dei fratelli Abbagnale (Limina editore, 18 euro).

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Mario Palmisano, il maestro jedi del canottaggio

Nel canottaggio, come nella vita, nessun uomo (o donna) è un’isola, completo in se stesso, e soprattutto non arriva mai nella posizione che occupa in questo sport senza essere aiutato, sorretto, spinto, tirato e incoraggiato a fare meglio. Perché il limite più grande per un canottiere non è fisico o tecnico, ma mentale. E’ all’interno della nostra testa che si compie tutta la magia.

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Mario Palmisano (36 anni), maestro jedi e cintura nera di mental coaching

Tuttavia, la mente umana è spesso impossibile da capire. Esattamente come un paracadute, funziona solo quando è aperta. Il paradosso è che non si può esagerare nemmeno con le aperture, altrimenti va a finire che il cervello cade per terra. Serve equilibrio nella Forza mentale, qualità che scorre potente nelle vene di Mario Palmisano. Perché lui non è solo un formidabile atleta e un allenatore di canottaggio, ma un vero e proprio maestro jedi di questo sport. Continue Reading

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23 maggio 2014: ricordiamo Giovanni Falcone, il canottiere

«L’importante non è stabilire se uno ha paura o meno, ma saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Ecco, il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio, ma incoscienza». Giovanni Falcone non era un eroe. Naturalmente era molto di più. Grazie al suo lavoro, alla fine del Maxiprocesso di Palermo iniziato nel 1986 e terminato il 31 gennaio del 1992 con la sentenza della Cassazione, lo Stato Italiano riconosceva ufficialmente (per la prima volta dopo 130 anni) un’organizzazione criminale nota come mafia e che la stessa costituiva una sfida mortale al suo diritto a governare.

Giovanni Falcone (18 maggio 1939- 23 maggio 1992)

Giovanni Falcone (18 maggio 1939- 23 maggio 1992)

Tuttavia, il 23 maggio dello stesso anno il magistrato simbolo della lotta alla mafia veniva ucciso nell’attentato noto come la strage di Capaci. Con lui, persero la vita anche la moglie Francesca Morvillo e tre agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Oggi, a distanza di 22 anni, il suo messaggio è più vivo che mai nella nostra memoria, perché come diceva lui: «Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini». Ma oggi non vi racconterò la storia del Giudice Falcone, bensì quella di Giovanni il canottiere. Continue Reading

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Bruno Cipolla: l’uomo che “sussurava” ai canottieri

Chi comanda le acque, guida la storia. Una frase entrata di diritto nella memoria della marina militare britannica, in quanto pronunciata dall’ammiraglio Horatio Nelson, ma che si sposa alla perfezione anche con una delle figura più importanti, ma paradossalmente meno considerate, del canottaggio: il timoniere. D’altronde, durante i duemila metri di una gara gli occhi sono tutti puntati su chi rema e non sui “piccoli” grandi uomini che “sussurrano” a poppa o a prua.

Il mitico timoniere Bruno Cipolla (62 anni)

Il mitico timoniere Bruno Cipolla (62 anni)

Perché la sequenza di voga è una lunga catena di attimi e i canottieri possono viverli uno per uno, senza star troppo a pensare a quelli appena trascorsi o che stanno per arrivare. Lusso che un timoniere non può permettersi, perché il suo compito non è “godersi” il viaggio, ma prevedere il futuro e cambiare con la propria voce il finale della storia. Ed è proprio quello che nel 1968 alle Olimpiadi di Città del Messico fece Bruno Cipolla, che da timoniere portò alla medaglia d’oro il due con di Renzo Sambo e Primo Baran.

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L’amore ai tempi del canottaggio: Sabrina Noseda e Livio La Padula

Qualcuno una volta ha detto che l’amore è la distanza più breve tra un uomo e una donna. Distacco che Sabrina Noseda e Livio La Padula hanno deciso di colmare a remi. Perché nella splendida storia sentimentale che lega questi due atleti, alfieri della Nazionale Italiana del remo, galeotto fu proprio il canottaggio. Basta guardarli, anche da lontano, per comprendere che l’amore è una cosa meravigliosa, non solo al cinema.

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Almeno una volta all’anno, i giornali e i media nazionali celebrano il “folle sentimento” che lega gli sportivi famosi, dai nuotatori Filippo Magnini e Federica Pellegrini al golfista Tiger Woods e la sciatrice Lindsay Vonn, ma si dimenticano di citare lo sport che ha più cuore di tutti. Lo faccio io. E in omaggio anche allo scrittore Gabriel García Márquez (scomparso lo scorso 17 aprile), vi racconterò L’amore ai tempi del canottaggio: la storia di Sabrina Noseda e Livio La Padula.

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