Racconto d’autunno: il mio SilverSkiff

Come tutte le persone malinconiche, anch’io appartengo all’Autunno. Ne adoro i colori. I profumi. I suoni. E’ la stagione della maturità, ma anche del rinnovamento. Si tirano le somme di ciò che abbiamo o non abbiamo fatto, ma si scrive anche la lista di quello che vorremmo diventare nel prossimo futuro.

foto di Mimmo Perna
foto di Mimmo Perna

E io sono stanco di essere un canottiere con tanta passione e poco coraggio. Hermann Hesse ha scritto: “Impara dal fiume. Mi ha insegnato ad ascoltare, e anche tu imparerai da lui. Lui sa tutto, il fiume, tutto si può imparare da lui». Così, nel bel mezzo di un gelido Autunno, il Po è diventato il mio insegnante.

Il mio SilverSkiff

Nel canottaggio ho preso sicuramente la strada sbagliata. Però il panorama è bellissimo e oggi i miei occhi osservano lo spettacolo del SilverSkiff. Non è la competizione più comoda come debutto. Ma è stata lei, che nel giorno del suo venticinquesimo compleanno, ha voluto anche me. E io ci sono, perché malgrado quel senso di inadeguatezza che mi accompagna sempre, credo che ogni tanto sia necessario dare una chance anche alle cose impossibili. Oggi è uno di quei giorni.

foto di Mimmo Perna
foto di Mimmo Perna

La Reale Canottieri Cerea, Umberto Dentis, presidente del Comitato Organizzatore, e Giorgia Garberoglio, responsabile della comunicazione, mi accolgono come un ospite speciale. «Il SilverSkiff nasce come una gara amatoriale tra Master», mi spiegano. «Dopo anni di silenzio, tu hai ridato voce ai loro sentimenti. E’ il nostro modo per dirti grazie». Scusate, ma non credo di essere così importante. Come canottiere faccio schifo, ma evidentemente sdrammatizzo da Dio. Non c’è altra spiegazione. Ed è incredibile quello che Torino ha in serbo per me il giorno dopo.

Giorgia Garberoglio e Umberto Dentis
Giorgia Garberoglio e Umberto Dentis

Canottieri di ogni età che mi fermano. Si presentano. Mi stringono la mano e mi ringraziano per quello che scrivo. Vogliono farsi una foto con me. Mi danno consigli sulla gara. Leggono l’ansia nei miei occhi. La maggior parte mi dice la stessa cosa: DIVERTITI. Non importa cosa sei stato fino a ieri. Che tu sia pronto o no, domani sarai un canottiere anche tu. E noi non fuggiamo dalle nostre paure, andiamo incontro ai nostri obiettivi. Perché essere coraggiosi non significa non avere paura. Anzi. Vuol dire continuare ad averne, ma trovare la forza di buttarsi nella mischia. Senza perdere il sorriso.

Foto di Mimmo Perna
Foto di Mimmo Perna

Ed è con questo spirito che mi presento il giorno della gara. Numero 459. Mi accompagnano la maglia di Beat It, i colori del Cus Milano, della Canottieri San Cristoforo e della Canottieri Limite. I miei portafortuna. Mi serviranno, visto che malgrado le raccomandazioni di Romano Battisti ho avuto l’ardire di andare alla cieca, senza aver mai fatto un giro di ricognizione. Questo spiega quanto capitato durante gli 11 km di gara: partito in ritardo, era più il tempo che giravo la testa di quello che remavo. Non so quante boe ho centrato lungo il tragitto, sono passato attraverso un cespuglio, due invasioni nella corsia opposta e dulcis in fundo mi sono stampato sul pilone dell’ultimo ponte.

Foto di Mimmo Perna
Foto di Mimmo Perna

Eppure, quando ho tagliato il traguardo, consapevole di aver “paleggiato con disinvoltura” e aver chiuso il mio primo SilverSkiff all’ultimo posto, mi è venuto naturale abbassare la testa e alzare un pugno al cielo, brindando a tutte le volte che nella vita mi sono detto non ce la faccio più. E poi, invece, ce l’ho fatta. Perché consapevole che non esiste altra via che farcela. Sempre. Nonostante tutto, mi sento un eroe. Non si viene al SilverSkiff per vincere, ma per avere qualcosa da ricordare. Alla fine, paradossalmente, la gara è marginale. Potrebbe anche non esserci.

Foto di Emmanuela Anderle
Foto di Emmanuela Anderle

La parte più importante è tutto quello che è venuto prima, ma soprattutto quello che porterò con me da oggi in poi. In mezzo, un’inestimabile collezione di onde. E il canottaggio è uno sport meraviglioso, perché in un giorno qualsiasi, in maniera inaspettata, ti fa scoprire cose di te che nemmeno immaginavi. Io per esempio, durante il SilverSkiff ho scoperto che sul carrello della mia barca il mio cuore non batte. Lotta. Palata dopo palata. Anche il Presidente della Reale Canottieri Cerea, Antonio Baruffaldi, mi stringe la mano. «Da oggi, considerati un membro della nostra famiglia», mi dice. Così sarà Presidente. E perdoni il ritardo, non solo all’arrivo. C’ho messo quarant’anni per decidere di essere un ventenne felice. Ma adesso sono qui. E intendo restare.

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